Risposte
dicembre 22, 2011
Stanotte ho risposto al tuo invito.
Il freddo accartocciava le foglie
morte, le voci amare rotolavano via.
Solo
il silenzio del Dio delle parole
volava, così dicevi, come una farfalla
bianca in una stanza solitaria
e mai vuota,
parlava e increspava onde leggere
nel golfo dove un tempo
guardavamo le stelle.
Non pensavi fosse possibile
non credevi sarebbe accaduto.
Perdersi
è solo un’illusione
stare è ciò che rimane
quando la folla confonde le mani
e ruba il tuo tempo;
quando è follia restare
amare è andare a piedi
nella pioggia
dove ogni passo è un’impronta di ricordo
e rispondere a un invito
è un cielo capovolto che ti tende
la mano, la trama invisibile che tesse
una stella è ascoltare la tua voce,
o quella del Dio farfalla
che torna quando ti senti solo
e ti porta il mio bacio.
Per nome
giugno 16, 2011
E poi cala il silenzio, dietro la porta
resta il mio sorriso
incollato al tuo passo
leggero.
Fendi l’aria quasi volando
nello scintillio della luce
piena del giorno; all’inizio
del cammino esiste la gioia
dentro il ventre caldo
dentro i nervi accesi delle tue mani
dentro il pensiero che non si scolla
nelle merlature sottili delle nuvole
che ora ti raccontano il mio nome.
Raggio di sole
maggio 27, 2011
Non è stato un abbaglio nella penombra,
fra un raggio di sole
furtivo
e l’abbraccio del mare alla riva riarsa;
non sogno filtrato tra palpebre schiuse
e il solco maturo che lascia lo scafo
all’orizzonte;
Non era previsto che il cuore
scendesse nel golfo segreto,
fra pelle e pelle battesse
al ritmo fluttuante ondeggiante
di corpi perfetti,
misterioso scavasse profondo
il risveglio dei sensi,
di suoni sapori umori
stillanti.
Non era previsto
e l’ anima improvvisa s’incarna,
s’innalza nel volo
e si quieta
sul palmo aperto del tuo petto.
Ho lasciato
maggio 25, 2011
Ho lasciato sul bordo della strada
petali e stelle
l’oceano e un cielo-crisalide vuoto.
Ho lasciato sul sedile
l’impronta dell’ anima evasa
l’umore acqueo sparso senza rumore
sui passi che non camminammo
su quelli che non cammineremo.
Mi hai lasciata senza le parole
che non hai voluto dirmi,
sul bordo della vita
hai lasciato il mio tempo
e il tuo orgoglio.
Così lascio cadere l’ultima goccia,
sale sulla ferita aperta,
dentro lo squarcio sul petto,
esanime
ora che ti lascio tutto il tuo tempo
ora che sai, ricorda:
sono il tuo sangue
il tuo midollo
sono il respiro che ti manca
quando il giorno ti affanna senza tregua
sono la memoria dell’alba
la speranza di una notte di stelle
sono il sorriso dello specchio
quando ti troverai a sorriderti
senza nemmeno sapere perché.
Naufragi
maggio 22, 2011
I gatti dormono uno sull’altro:
nessuno vuol essere solo.
Strappati a forza dalle viscere di un urlo abissale
cerchiamo senza sosta un abbraccio
e non c’è.
Ed ora esplodono le luci dei fari
nella pioggia;
non voglio che si vedano
le lacrime
non voglio che si senta
il dolore
quando il mare in tempesta urlerà
il mio naufragio.
C’è
maggio 20, 2011
C’è così tanta bellezza e così poco tempo!
Così tanta bellezza e la vita che finisce.
La tristezza non mi abbandona mai
e come potrebbe?
E’ cresciuta con me,
di lei è fatto lo scheletro che mi sorregge.
Lei sarà ciò che di me
rimane.
Il tuo nome
aprile 12, 2011
Ci sono così tante cose in una sola vita,
così tante! Se solo potessimo
trattenerne alcune,
poche,
forse anche una soltanto!
E invece tutto sembra sfuggire,
tutto corre, come il respiro
già passato nel prossimo
che verrà.
Ci sono così tante cose nella vita,
così tante!
E nulla resta,
nulla sembra voler restare.
Ora, ascoltami in quest’ora di stelle silenziose:
Se anche non ci fosse alcun senso,
se anche tutto il nostro correre quotidiano
non fosse che un precipitare verso
il nulla
definitivo, se anche il nostro lento
morire ,
il nostro lasciare indietro giorni e giorni,
i giochi di bambini e gli amori,
i desideri inconfessati e i sogni mai realizzati,
se anche il nostro lottare per la dignità e la giustizia,
o il credere di chi ancora crede in qualcosa,
non fossero che paraventi all’angoscia del vivere,
se anche tutto questo fosse il nulla,
ascolta:
il lento sorgere del sole all’alba,
la luce della stella dentro questa notte buia
l’onda che incessante richiama l’onda
portano inciso il tuo nome.
Ascolta
incessante ,
come il battito dei polsi
incessante alla riva del cuore;
così, se tutto fosse nulla,
tu saresti l’universo che dal nulla
nasce,
saresti il senso di questo folle, magnifico viaggio:
la vita che si posa sulle dita
per restare.
Cos’è…
aprile 12, 2011
Cos’è quest’umido tremare di occhi
cosa accende d’improvviso il sole
nuovo
dopo il lungo sonno del cuore?
Cosa in quest’istante d’azzurro
silenzio, in quest’attimo d’umido fremere
di ciglia, di vento che scioglie le vele
raccolte,
nel tempo deposto accanto al letto,
mai lacera tunica,
di attese appese al filo
dei ricordi?
E mi vesto di luce nel
tempo che viene,
piano,
a svegliarmi; fra le dita
un sogno di acqua lustrale
e trame d’oro e d’argento
posate sull’orlo
tremante del tuo sorriso.
Smemoranda
agosto 24, 2009
La birra aiuta, la terza bottiglia scioglie anche la lingua più allegata e allora dico quello che da sobria non riesco a dire.
Mio caro, mio? No davvero, allora solo caro, carissimo, a me più caro della mia stessa vita, che non vale più niente da tanto di quel tempo che non mi ricordo abbia mai avuto un centesimo di valore, e allora caro più caro della cosa più preziosa che si possa immaginare esistere, più caro dell’universo, delle stelle cadenti, più caro del sangue caldo che scorre nelle vene, più caro del sole che sorge, mio; no, mio, no! Caro, carissimo amore mio, non ce la faccio, non posso andare avanti così. Così non ha alcun senso, è come camminare nel vuoto, sospesa nel nulla con dietro nessuna storia e davanti solo un orizzonte pieno di niente. Da così tanto tempo non esistono più l’alba e il tramonto per me che sono come una che viva in una bara a metri e metri di profondità. Sono morta senza avere mai vissuto, senza essere mai stata davvero. Sono solo un’ombra passata, un errore, sempre e solo un errore: per i miei che avrebbero dovuto evitare di mettermi al mondo, per te a cui non ho che procurato che guai e fastidi. La mia esistenza equivale a una presenza fastidiosa, a un nulla senza senso, a un peccato imperdonabile di cui ci si deve liberare. Sono un peso tale che ci si chiede che male abbiamo fatto per meritarcelo. E tu non hai fatto nessun male se non quello di dirmi che per te la nostra era un’amicizia importante. Non era vero – non è mai stato vero – e io lo sapevo, l’ho sempre saputo di esserti d’inciampo, di essere un problema lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo… ma ho voluto credere che non fosse vero, che almeno in un posto, in questo mondo, fossi a casa. Sono mesi e mesi che combatto con la morte: non posso vincere. Ha già vinto lei; e ride dei miei tentativi di darmi coraggio, di dirmi che prima o poi tornerò a sorridere: i morti non ridono, non piangono, semplicemente non esistono più. Per me vale la legge del non essere mai esistita per nessuno, nemmeno per te. Una che non esiste non deve nemmeno morire, basta cancellarne l’immagine, basta svegliarsi un mattino, accorgersi che non era che un sogno, un incubo che smetterà di tormentarci, basterà non guardarla più, basterà dimenticare di avere mai sognato: e, tu, mi hai dimenticata.
L’ultimo sguardo
agosto 15, 2009
Parlavamo d’amore
ma senza pronunciarne il nome.
Per rispetto, per pudore, per timore
se una volta pronunciato
quel nome potesse svanire
svuotarsi di senso.
Perché può esistere solo
nel silenzio del suo nome,
perché può sorgere alla vita solo
dentro il gesto quotidiano,
nella presenza o nell’ attesa
che si fa gioia quando conosce
occhi che non chiedono e si donano
così,
per sovrappiù di esistenza,
senza paura,
pura fonte
traboccante che non teme l’esaurirsi.
Parlavamo d’amore
ma senza argomenti.
Per l’incosciente consapevolezza della pazienza
che sa perdonare anche la distrazione
che sa sanare il gesto brusco, improvviso,
quello che potrebbe frantumare la tela
fragile e invisibile del cuore.
Parlavamo d’amore
ed ogni parola era sigillo,
collante alla vita
e cresceva rigogliosa
nonostante il deserto del mondo che non capisce,
che e distrugge,
nonostante i colpi avversi e l’ invidia.
Parlavamo
Ora non parliamo più.
Ora il cielo si è spento sull’ultimo sguardo
mentre pronunciavi,
a tradimento,
la parola amore.
Attese
agosto 10, 2009
Il tempo insiste dentro questo tempo
in mani immemori inesiste. Tempo
per ridere e dimenticare, tempo
per piangere e strapparsi il cuore.
Lo sguardo fisso al guado, alla distanza
assenza dentro gli occhi di altri occhi,
memorie evaporate in un respiro,
candele spente e attese disperate.
Solo il silenzio parla da lontano
tende l’orecchio l’anima esaurita
al cuore della terra.
Non c’è più nessuno
agosto 8, 2009

Attendere, installazione degli aggiornamenti, non spegnere il computer.
Non ne poteva più. Tutto quel silenzio illumiato solo dallo schermo, scherno al suo vivere nel mondo. Che voleva dire esistere, esserci solo attraverso quella finestra che si apriva sull’illusione? Sì, questo bisogna ammetterlo, la tecnologia è un immenso inganno che rende tutto falso, crea la peggiore delle illusioni, quella della presenza mentre tutto è distante, irraggiungibile, inesistente. Ecco, ormai si sentiva così. No, non distante o irragiungibile, sarebbe bastato un passo. Sarebbe bastata una sola parola e il passo lo avrebbe fatto lei. No, sentiva d’essere diventata insesistente, semplicemente non esisteva più. Forse non era mai esistita. Era questo il tarlo che lentamente le aveva scavato quella voragine dentro. Quell’ultima chiamata gliene aveva dato conferma: Non mi va più, me ne vado, qui ormai non c’è più nessuno per cui rimanere, niente che mi trattenga qui. Non ha più senso. Ah! non ti preoccupare, tanto c’è internet per tenerci in contatto. Fammi sapere come stai. Se hai bisogno, chiama.
Anni crollati in un solo frammento di tempo. Una vita intera le era franata addosso come un macigno. Murata viva in un sepolcro da cui, lo sapeva, nessuna risurrezione avrebbe potuto tirarla fuori. Continuava a esistere come un pixel conficcato nella memoria, un virus che non si cancella, uno di quelli che non fa troppi danni, un file che ogni tanto si accende : Erica chiede di entrare. Erica è un programma eseguibile che potrebbe danneggiare il computer. Azione consigliata: Elimina.
Non c’è più nessuno che mi trattenga qui. Non c’è più nessuno.
Installazione aggiornamenti fallita, premere qui per tentare una nuova installazione.
Imail posta in arrivo (173)… (174)… (1714) erica.c
Non c’è più nessuno per cui valga la pena.
Il giorno prima della felicità
giugno 16, 2009
“I viaggi sono quelli per mare con le navi, non coi treni. L’orizzonte dev’essere vuoto e deve staccare il cielo dall’acqua. Ci deve essere niente intorno e sopra deve pesare l’immenso, allora è viaggio” (p.72)
Non tutti i libri sono un viaggio. Non tutti i viaggi, dice Erri De Luca, lo sono. Solo quando hai l’impressione di camminare sull’acqua e la tua fede che le parole possano offrirti un valido punto d’appoggio vacilla ad ogni passo e la scia lasciata dal percorso degli occhi incontro al narratore sembra svanire; quando svanisce il ricordo del punto di partenza, eppure lo senti inciso nel cuore così profondo da diventare tu stesso memoria , punto fermo, e nello stesso tempo radice sradicata che si nutre di quell’abisso spalancato dentro il nero tracciato sul foglio che ti sovrasta come un cielo rovesciato; se leggendo provi il medesimo sgomento del nomade di fronte all’infinito, lo stesso nodo alla gola di chi non può stare di notte “in mezzo alle stelle e neanche scrollarsele di dosso” solo allora il viaggio è cominciato. E’ un viaggio ricco di sorprese come quando cerchi il nome del protagonista “o guaglione” e non lo trovi, e scopri che porta il tuo nome; orfano della vita eppure vivo fino al punto di starne male, di patirla fino nel punto dove la carne e lo spirito ingaggiano la lotta estrema contro quel pensiero schizoide che vorrebbe ogni uomo diviso, separato, svuotato dell’uno o dell’altra, mentre la vita è vita solo quando ha il coraggio di riconoscersi impastata di cenere e fuoco, di sporcarsi le mani con quella cenere, di bruciarsele con quel fuoco; o quando puoi mettere il piede sull’orma di quel ragazzino tutt’ossa che si arrampica, come “a scigna” a raccattare il pallone sul balcone del primo piano , attratto dagli occhi della bambina “incapace di piangere anche per gli schiaffi”, e con lui l’aspetti per un sacco di tempo temendo di non saperla riconoscere , e ti solleva sapere che “ Il tempo non è un sacco, magari è un bosco. Se hai conosciuto la foglia, poi riconosci l’albero. Se l’hai vista negli occhi, la ritroverai. Pure se è passato un bosco di tempo.” Leggi il seguito di questo post »
Nessuna attesa
giugno 16, 2009
Io non aspetto niente. Di sera mi addormento solo per dormire, senza domandarmi che accadrà domani, senza pensare al giorno che è passato; lo seppellisco sotto la coltre pesante dell’ombra che mi ricade addosso mentre spengo la luce. E non è successo niente. Prego Dio per abitudine incallita, come un mantra vuoto col quale mi stordisco fino a vedere gli ultimi pensieri, sparsi in parole senza legame, volarmi intorno con quelle lucciole che si accendono negli occhi, come le stoppie che improvvisano voli casuali dalla brace che si spegne, nel buio pesto della stanza. Ascolto il silenzio e nel silenzio il battito del cuore che assomiglia al lento precipitare della goccia da un alambicco che si svuota: prima o poi finirà. E non aspetto niente. All’alba il suono della sveglia mi riporta al gesto di prendere la compressa salvavita. Quaranta, cinquanta giorni senza e mi addormenterei per sempre, forse senza soffrire, l’abitudine del gesto però è forte: un po’ d’acqua e una compressa ti tiene in questo mondo, in questo modo, e devi solo attraversare, o farti attraversare da un’ altra giornata senza aspettare niente.
Luna piena
marzo 26, 2009

addormentate all’ombra delle stelle
aspettavano il loro destino
e un paio di sandali nuovi.
camminare e aspettare, camminare e aspettare…
avevano insegnato loro il panneggio
e la giusta proporzione tra il fianco e la vita
e la vita sempre più stretta fra invisibili dita arcuate
di tempo, intrecciate di spine e memoria.
E il sole si sarebbe spento prima del loro immenso dolore
e la luna avrebbe sciolto il suo latte
in capezzoli di vento a nutrire foglie morenti di nostalgia.
camminare e aspettare camminare e aspettare…
tornare indietro per acquistare l’olio,
accendere il futuro scritto
dal passo che verrà non fu possibile.
addormentate dentro le belle tuniche di seta
sognarono carezze di vento nuovo
sui visi stremati dal pianto.
il padrone avrebbe scelto la più bella
ascoltando la voce nel buio
tutto era pronto
per la sua gabbia dorata
per la sua conchiglia di eco
tutto era pronto per la prossima luna piena.
mentre moriva l’ultima stella