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pubblicato su LPELS

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/02/13/un-battito-di-ciglia-di-elena-f-ricciardi/

E’ l’alba?
Il silenzio cade dai rami alti a gocce . La notte ha impregnato di sé le venature sottili delle foglie e ora fluisce nel tenero verde nuovo dei germogli non ancora germinati. Tutto veglia immobile nel timore di perdere anche solo una goccia di questa pioggia . Attende, quale terra spaccata e arsa, di lasciarsi impregnare; il respiro, il battito, del cuore, il fruscio delle ciglia nel chiudersi degli occhi , ogni cosa si raccoglie in desiderio.

 Fili d’erba e zolle, uova appena deposte dentro i nidi sotto l’ala protettrice e fanciulli neppure ancora concepiti. Tutto è sospeso ai fili sottili dell’attesa , tutto aspetta d’essere trasformato, tutto si fa silenzio . Il tempo non esiste e il cielo è appeso a quell’istante in cui la notte è un arco teso fino allo spasmo, fino all’istante che precede il sanguinare, lo squarcio di rosso che verrà, è il momento ineffabile, inafferrabile in cui la luce si manifesta nel nero delle stelle spente, come sogno o speranza, come ricordo. Imperioso, impellente anelito,vibra senza scosse, senza sollevare il margine del nero, mentre gli occhi restano spalancati come finestre buie e abbandonate e l’aria densa cola petrolio sopra le palpebre affaticate.
E’ fatica resistere allo strazio e pare dilagare più fitto e scuro l’orrido di una notte senza fine. Notte, un istante in cui il richiamo del giorno è un fruscio silenzioso, una memoria d’astri, un addio , forse una promessa. Notte è la parola muta del mistero, il suono immobile dell’universo, quello che precede ogni nascita, ogni sbocciare di rosa, è l’istante primordiale, la radice da cui trae vita la vita, l’orlo del baratro che abita il centro delle cose che sono. Un vagito non pianto sento straziarmi le viscere. Chi consolerà quel pianto? Quali braccia verranno a cingere il nascere tremante di ogni fragile verbo? Quale segno vedremo ? Quale suono romperà il guscio, la scorza dura, la pura nudità straziata di questo dolore, di tutto questo immenso assordante silenzio?
Ed io sono orecchio. Teso sull’orlo dell’abisso, grido il mio richiamo di pipistrello in attesa di un segnale di ritorno. Nessuno mi sente? Il silenzio cade dai rami alti, a gocce.

(questa pagina è apparsa su lapoesiaelospirito )


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