Archiviazioni mensili: Gennaio 2008

concorso metromorfosi
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Esiste un’altra modalità di uso del narratore in terza persona singolare che viene chiamata terza persona limitata o immersa. La caratteristica dominante nell’uso del narratore in terza persona limitata consiste nel raccontare senza mai allontanarsi, staccarsi dal narratore usato in terza persona singolare. Il narratore parla in terza persona ma è come se agisse in prima persona. Tutto viene raccontato dal punto di vista di ciò che vede e sente e pensa il narratore, solo che invece di dire io (prima persona singolare) si descrive in terza persona singolare.

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di Ines Hoffmanm

DESENHO ESMAECIDO

A casa nunca fora habitada
por uma família.
Por muito tempo
permaneceram nela
quatro vultos
desfigurados,
esquartejados
por dores
de infelicidade.
Moviam-se
pela força dos pensamentos
alheios
que deles esperavam
que fossem normais.
Uma Família…

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di Riccardo Ferrazzi
Tempo fa, due amici mi hanno suggerito di scrivere un libro sulla tauromachia, una specie di romanzo-saggio. Mi sono sentito lusingato. Ma è un bel problema. Un libro così l’ha già scritto Hemingway (hai detto niente!): si intitola “Morte nel pomeriggio”. Senza contare che lo stesso Hemingway ha scritto di tori anche in “Fiesta”, in alcuni racconti, nelle pagine migliori di “Per chi suona la campana”, ecc. ecc. E poi in lingua spagnola c’è di tutto: c’è l’opera enciclopedica di Cossio, lapidariamente intitolata “Los Toros”, e ci sono centinaia di libri che coprono tutta la gamma dal manualistico al letterario, fino al famigerato “Sangue e arena” di Blasco Ibañez, capolavoro del genere strappalacrime. Insomma, per scrivere un libro sui tori dovrei dare alla materia un taglio diverso, ma non so proprio dove andare a cercarlo. Però ammetto che mi piacerebbe provarci. Mi piacerebbe davvero.

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di Remo Bassini

La memoria, in certi casi, mi fa difetto.
Ma è un problema di disattenzione, nel senso che bado al sodo, sbadatamente.
Così quando anni fa lessi (in rete, ma non ricordo dove) che Patrizia Valduga, poetessa che mi piace leggere, sosteneva che “De Gregori, sì, forse” ma Fabrizio De André no, non poteva essere considerato un poeta, sbadatamente mi soffermai solo su questa affermazione.

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di Antonio Sparzani

La storia di cui vorrei raccontarvi alcuni episodi corre su due rotaie, spesso parallele: quella della poesia e della letteratura, che continua a vedere l’etere come qualcosa di vago e misterioso, ma che in questa vaghezza trova la sua sottile bellezza, e quella, d’altra parte, dei tentativi che ha messo in atto la scienza per cogliere finalmente, per serrare tra le tenaglie di una definizione precisa e quantitativa, questo inafferrabile elemento, che continuamente è stato congetturato esistere, ma che altrettanto continuamente è sfuggito ad ogni presa. Perché queste rotaie non sono poi soltanto due e non sono neppure tanto ben distinte: anche la filosofia e la medicina mescoleranno infatti i loro saperi nella trama, stranamente tenace, dell’etere.

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di Luca tassinari

Non potrebbe la vita essere tutta un sogno? In termini più precisi: c’è un criterio sicuro per distinguere il sogno dalla realtà, il fantasma dall’oggetto reale? [A.Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, pag. 49]

Ordunque lei mi chiede, egregio professor Schopenhauer, se non sia possibile che la vita tutta sia sogno. Se cioè l’uomo sia in grado di distinguere ciò che egli rappresenta alla propria coscienza in istato di veglia da ciò che gli appare quasi fantasmaticamente durante il riposo notturno. La domanda non è banale e richiede una risposta articolata e fondata su documenti di sicuro prestigio e autorità.

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Giorno d’inverno

Giorno d’inverno
persino l’ombra gela
di me a cavallo.
(Basho)

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La memoria costruisce templi contro la morte.
Dio non è che materia filata dai ricordi.

(Da: Poema dei Doni - 2007)

In memoria di M.M. e A.M.

***

Il ghetto di Terezin durante la seconda guerra mondiale fu il maggiore campo di concentramento sul territorio della Cecoslovacchia. Fu costruito come campo di passaggio per tutti gli ebrei del cosiddetto “Protettorato di Boemia e Moravia”, istituito dai nazisti dopo l’occupazione della Cecoslovacchia, prima che gli stessi venissero deportati nei campi di sterminio nei territori orientali. Più tardi vi furono deportati anche gli ebrei della Germania, Austria, Olanda e Danimarca. Nel periodo in cui durò il ghetto - dal 24 novembre 1941 fino alla liberazione avvenuta l’8 maggio 1945 - passarono per lo stesso 140.000 prigionieri. Proprio a Terezin perirono circa 35.000 detenuti. Degli 87.000 prigionieri deportati a Est, dopo la guerra fecero ritorno solo 3.097 persone.

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Olanda, campo di Westerbork.
Da qui ogni settimana partono i convogli per Auschwitz.
Da qui scrive Etty Hillesum. Luglio-agosto 1943.

Di pomeriggio avevo fatto ancora un giro nella mia baracca d’ospedale, passando da un letto all’altro. Quali letti saranno vuoti domani? Le liste dei deportati sono divulgate all’ultimissimo momento, ma certuni sanno in anticipo di dover partire. Una ragazzina mi chiama. E’ seduta nel suo letto, diritta come una candela e con gli occhi spalancati.

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( da Maria Zambrano, Verso un sapere dell’anima, Raffaello Cortina )

Il risultato che la Filosofia ha ottenuto sino ad ora è stato di una generosità estrema, ma anche il segno più evidente della condizione della sua inaccessibilità. La Filosofia ha infatti reso visibili tutte le cose, rimanendo essa stessa quasi invisibile. Siamo così giunti a un momento in cui la stessa domanda che il pensiero rivolgeva a tutte le cose si presenta ora rivolta alla sua esistenza: al pensiero viene chiesto di rivelarsi, di scoprire la propria condizione e di giustificarla.

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La poesia del Giobbe è tutta in quelle vene rigonfie sulla pelle di bronzo sottile e invecchiata. Prima ancora che nel capo chino, nel corpo piegato alla volontà del Dio padrone. E’ un servo fiero che a ogni osservatore rinnova lo spettacolo della sua prostrazione: pare che si sia inginocchiato sulla pietra solo un istante fa, intorno al corpo senti ancora l’aria appena mossa, tagliata dalle braccia come da stanchi caparbi fendenti. In Giobbe Messina trasfuse, per virtù demiurgica, e sì, divina, un po’ se stesso: la sua ferra volontà (l’apprendistato da marmista iniziato ad appena sette anni), l’umiltà sconfinata (lo studio inesausto della scultura classica, finte d’ispirazione continua e modello imprescindibile per la sua vicenda artistica), la perseveranza (nel lavoro come negli affetti, l’amatissima moglie Bianca conquistata con fatica e a dispetto delle convenzioni che volevano lontani lei di ottima famiglia, sposata e già madre, lui reduce da un’infanzia poverissima e non ancora riconosciuto ufficialmente per il suo talento).

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Gesù Nazareno. Un colloquio con Mauro Pesce. A cura di Cristiana Facchini

Inchiesta su Gesù è un libro di carattere divulgativo, scritto a quattro mani con Corrado Augias. Dopo tanti anni di ricerca accademica sul Gesù storico, come sei giunto all’idea di scrivere questo libro? Come è stato il rapporto tra domande e risposte al di fuori degli ambienti di specialisti?

Il mio libro Le parole dimenticate di Gesù (Mondadori-Lorenzo Valla) del settembre 2004 aveva avuto un successo inaspettato nonostante si trattasse di una voluminosa antologia in greco e in latino con un commento molto tecnico. Ho intuito perciò che un vasto pubblico aveva un interesse a conoscere i risultati scientifici delle indagini storiche su Gesù. Quando Augias mi propose un’intervista su Gesù ero quindi in qualche modo già pronto ad accettare.

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di Marco Guzzi

Loretto Rafanelli ha curato per “I quaderni del battello ebbro”, un volume collettivo dal titolo Le voci, il coro - La poesia italiana e straniera dell’ultima parte del Novecento.
Il libro contiene una quarantina di interventi dei maggiori poeti e critici viventi. e apre le sue Considerazioni generali con questo mio testo.

Un mondo in disfacimento e la sua rivoluzione

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di Emanuele Giordano

Lettera aperta sulla possibilità di un cattolicesimo moderno in Italia (pubblicata su Micromega di Giugno 2007 con dieci risposte di personalità cattoliche italiane) di Mauro Pesce

Da tempo sono convinto che le religioni sono quello che gli uomini decidono di farne. Nessuna religione è condannata ad essere intollerante o contro l’esercizio della ragione e della libertà. Lo stanno a dimostrare non solo grandi personalità come Ghandi e Martin Luther King, ma anche tante persone credenti di ieri e di oggi, più modeste e meno note

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