Archiviazioni mensili: Febbraio 2008

della Scuola di Barbiana

Cara signora,
lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti.
Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell’istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che “respingete”.
Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate.

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L’altro giorno sono andato a farmi un giro in centro. Mentre mi specchiavo in una vetrina, ho notato un paio di pantaloni in saldo e ho deciso di comprarmeli.
Sono entrato nel negozio e ho chiesto al commesso di farmeli provare.

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Siegmar Faust ( Germania, 1944 )

Ich stehe verwundet vor einem Wunder

ohne es zu sehen, aber ich sehe erblindend, dass ich
wegsehen kann oder besser: absehen kann
von mir: dem größten Wunder, denn ich sehe
mich in keiner Zukunft stehen; und bald werde
ich vergessen haben, dass es mich gab.

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1

Lettore, perché i poeti si vergognano della loro poesia? Perché sono così attenti a ripetere ripetere ripetere che *amano la vita*? Perché si vergognano? Anche se pagano [caro] per pubblicare. Anche se hanno studiato per pubblicare. Anche se dedicano il loro miglior tempo a pubblicare. Anche l’Italianista che mi chiese di fargli da ghost writer, per una Grande Impresa Editoriale che avrebbe firmato da solo – al mio rifiuto per “frivolo egocentrismo”, disse: “Torno ora da una lezione, in cui ho insegnato ai miei allievi ad amare la poesia e la vita”. Traduzione: Massimo, tu non vivi.

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di Mauro Baldrati 

“Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiamo vissuto intensamente quanto quelli che crediamo di avere perduto senza viverli, i giorni trascorsi in compagnia di un libro molto caro”.
Sulla lettura nacque come introduzione alla versione francese di Sesame and Lilies di John Ruskin ed è, come tutti i prodotti della sua macchina di scrittura, strettamente legato all’intera opera di Marcel Proust. Quei “giorni che crediamo di avere perduto senza viverli” sono i giorni del narratore ragazzino della Ricerca, quando, a Combray, la macchina fonde immagini, suoni, colori, odori, solitudini, personaggi/maschere che si muovono nello scenario individuale dinamico – dinamico nell’ambiente collettivo bloccato – della casa di campagna. Qui, il narratore ragazzino che segue le scansioni rigide della famiglia ultraborghese, cerca di soddisfare la sua voracità di letture: e in questa prima parte del testo non è tanto importante il chi, ma il come, e il dove: i luoghi di lettura, la sala da pranzo, “su una sedia, accanto al debole fuoco di legna”, mentre arrivano i frequentatori della casa, come attori di una pièce che si esibiscono nelle loro performances: la cuoca, lo zio, la prozia, che il narratore/lettore ci descrive con la consueta ironia.

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di: Guido Tedoldi

Il racconto che segue è stato uno dei partecipanti al «non concorso» Ibrid@Prosa organizzato dai blogger di Ibrid@Menti (li trovate all’indirizzo web http://ibridamenti.splinder.com). L’ho definito «non concorso» perché funziona tutto come se fosse una normale competizione letteraria, con tanto di giuria che seleziona i lavori migliori arrivati – ma alla fine non c’è un vincitore: ci sono delle opere segnalate e pubblicate su Ibrid@Menti e qui da noi su Lpels. Ma se non vince nessuno, che scopo c’è allora?
Per permettere di capire meglio, devo dare qualche altra informazione. Ibrid@Prosa si sviluppa in 6 parti, ognuna delle quali caratterizzata da un tema. Andrà quindi avanti per un po’ di mesi. Inoltre procede parallelamente a un altro «non concorso», Ibrid@Poesia, che ha scansione temporale e temi coincidenti. Se tutto va come nelle intenzioni iniziali, i testi pubblicati daranno un quadro dello stato delle scritture del web italiano. E, forse, anche lo stato degli scrittori (e scrittrici naturalmente) che utilizzano il web come mezzo elettivo di espressione della propria arte.

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Da una telefonata con XY, editore e imprenditore geniale: “Alcuni di noi stanno sbancando il casinò, ma il casinò si trova sul Titanic in mezzo all’Oceano”.

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di Giuseppe Panella 

 

[Si tratta di un primo capitolo per un libro che sto scrivendo nel corso degli anni… più che un capitolo è in realtà un’introduzione un po’ più lunga del solito per mettere in chiaro criteri e valutazioni, bilanci e prospettive, punti di vista e ricordi del passato (non a caso il testo è dedicato a Piero Cudini, un amico che non c’è più…). Giuseppe Panella]

DINO CAMPANA: LA POETICA DELL’ORFISMO TRA PITTURA E SOGNO

di Giuseppe Panella

“Si chiamava adesso Orfeo o Arfa che vuol dire:

colui che guarisce mediante la luce”

(Edouard Schuré)

[alla memoria di Piero Cudini]

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di Giovanni Agnoloni

Oggi vi propongo una mia conversazione con il giovane poeta fiorentino David Torrini, nato nel 1976 e autore della raccolta Cristalli (edita da EMF – Collane il Melograno), risalente al 1999. In seguito, David ha avuto riconoscimenti in diversi concorsi di poesia e prosa, tra cui il Premio speciale al concorso internazionale Versilia 2004, organizzato dall’ACSI, con la poesia Rincorrendoti (che qui segue), e il Premio speciale al concorso organizzato dal CONI “Racconta il tuo sport“, con un racconto intitolato L’Ultimo Tiro. Presto alcune sue poesie saranno pubblicate su Domist.net.

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di Renata Morresi

Tra “negro” e “moro” ce ne passa, mi diceva il traduttore, senza contare la differenza tra “la testa di” e la “testa di”, ch’è tutt’un’altra storia, convieni.

Io convengo, davvero, e m’interessano assai le dispute semantiche e lessicologiche, soprattutto in materia di “razza”. Tanto che a recensire il bel racconto di Daniel Picouly, Tête de nègre, da poco apparso in italiano per i tipi di Perrone, mi appassiono assai del rimuginio che ha lacerato il traduttore. Soprattutto quando lavora con una lingua che ha un’altra memoria della neritudine (senza g, già).

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Volker Sielaff ( Germania, 1966)
Nachmittagsmond
Er lag über uns, und sie zeigte
mit dem Finger drauf. Da, sagte sie.
Er hob sich kaum ab von dem grauen
Nachmittagshimmel. Es war der erste Tag
des Winterschlußverkaufs, die Leute
liefen in die Kaufhäuser
oder stritten sich heftig
um eine Parklücke.
Sie hatten viel zu tragen
weil es einfach alles
zu reduzierten Preisen gab.
Da, sagte die Kleine.

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di Santi Barbagallo

Una serie di fotografie in bianco e nero che il trascorrere degli anni ha lievemente ingiallito ritraggono una giovane donna nuda con un foglio di carta sul quale s’intravedono, scritti a mano, i versi di una poesia d’amore. Nella prima foto, la bella ragazza “di-corpo-vestita” (sic!) è in piedi, i capelli barboncinamente bioccoluti le nascondono il viso come nelle istantanee di una rivista di “cronaca amatoriale”, la mano sinistra è accostata cordialmente al pube mentre la destra mostra all’obiettivo la lettera d’amore con un bacio stampigliato sopra a mo’ di sensualissima firma.

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l trapezio, aiutati col trapezio, sposta la coperta, tirami su, bene, adesso abbassiamo il letto, aggrappati al trapezio, piega le gambe, e uno e due tre, suuu!, ora rialziamo il letto, ti sistemo il cuscino, poi guardiamo la flebo, il vicino cosa dice?, parla con la donna che gli passa la notte, che ore sono?
quasi mezzanotte

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traduzione di Massimo Sannelli

AMLETO, da AMLETO, III.1

Essere. O non essere. O l’uno. O l’altro.
Che cosa è meglio? Patire gli strali
e i colpi di balestra di una sorte
oltraggiosa? Aggredire con le armi
l’abisso degli affanni, e contrastarli,
fino in fondo? La morte. Solo il sonno,
nient’altro. Poi, convincersi che il sonno
sarà la fine delle fitte al cuore
e delle malattie che per natura
colpiscono la carne degli uomini.Devotamente, sì, devotamente,
dobbiamo implorare questa grazia.

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DE SENECTUTE

L’inverno, con i suoi rami di gelo,
ti chiude prigioniero nei cristalli
tristi, induriti, delle tue memorie.

Vedi l’ombra degli alberi sull’acqua
del fiume: trame livide, onde scure
percorse da barlumi un tempo ardenti.

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