Anche la tua ombra chiamavo maestà
Marzo 31, 2008
INTERMEZZI
Marzo 31, 2008
di Chiara Fattori
Intermezzi è il nome di una casa editrice appena nata. Anche se appena nata proprio non lo è: l’atto dal notaio per la costituzione della società è stato firmato ormai quasi un anno fa, ma da quello è servito un lungo periodo di meditazione, di presa di consapevolezza e di coraggio, per “uscire allo scoperto” e cominciare ad “attivarsi”, termini più o meno generici per indicare il più preciso “cominciare a lavorare”.
L’idea di creare una casa editrice l’ho maturata durante i miei studi universitari (Lettere): amo la letteratura e la lettura, mi piace da sempre leggere i libri e parlarne, consigliarli.
Giuseppe Bonura e il suo viaggio nel tempo
Marzo 28, 2008
di Stefania Nardini
Giuseppe Bonura ha viaggiato attraverso la sua vita per regalarci uno dei più bei ritratti dell’ Italia del novecento. Ma alla qualità dello scrittore, di un grande scrittore, ha aggiunto qualcosa di se stesso: l’onestà intellettuale.
Era d’estate, Di Pasquale Giannino
Marzo 28, 2008
Le stelle brillano in cielo, una leggera brezza lambisce le fronde degli ulivi. Sono rimasto solo in casa, sulla terrazza che domina il giardino, immerso in un silenzio appena violato dal canto dei grilli. Amo l’estate. Mi ricorda la chiusura della scuola, quando ero libero, finalmente, di scorrazzare a piedi nudi in mezzo ai campi, e salire là sul poggio ad ammirare quel florilegio di colori. Poi c’erano i giorni di festa, le bancarelle, la banda, i giochi in piazza, i cantanti… Non odiavo la scuola, andavo anche bene. Ma detestavo le regole, i libri di testo, gli orari… Avrei preferito studiare all’aperto, con dei veri maestri, come accadeva ai tempi dell’antica Grecia. E invece mi toccò frequentare un modesto liceo di provincia, sotto la guida di docenti che ci imbottivano di nozioni e non mostravano alcun interesse al di là del loro ambito, ritenendo la conoscenza “acritica” della propria disciplina indispensabile per affrontare la vita. E in qualche modo erano convincenti: a differenza di tanti miei compagni che trascorrevano il pomeriggio al bar giocando a carte e sproloquiando di calcio, io preferivo chiudermi in casa, e accapigliarmi fino a sera con Tacito ed Euclide.
Dalla compagnia del libro
Marzo 23, 2008
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Notti passate, pasque – di Marco Guzzi
Marzo 23, 2008
Sotto torchio
Fatti sotto.
Ho voglia di lottare.
Ho il cuore morto, e la mia lingua
Raspa sotto il torchio
Unto d’olive.
Le tue impennate
Di vento fanno il resto
Per umiliare questo poveruomo.
Non so parlare
Dolce perciò. So gracchiare
Come una vecchia baldracca che prega.
dal blog di Sante
Marzo 21, 2008
Caro Sante,
pensando a te e alle persone malate di mia conoscenza, continuo a riflettere sul tema della sofferenza e della gioia. La tua risposta alla mia lettera mi ha colpita, mi è piaciuta molto. E’ vero, quando la sofferenza è schiacciante, sembra che il viverla in unione con il nostro Gesù sia possibile soltanto ai grandi santi. Sai, leggendo qua e là tra i loro scritti, ho individuato due brani che non sembrano avere alcun legame tra loro, se non per il termine “intenzione” che ricorre in entrambi. Nella mia mente subito però si sono collegati, a me sembra infatti che diano una risposta a questo tuo dubbio sulla possibilità di riuscire in questo difficilissimo intento…ed una risposta molto consolante!
“Nel bosco” di Elisa Biagini
Marzo 21, 2008
di Laura Pugno
Il bosco non è fuori ma dentro il corpo: è questa forse la chiave d’accesso per entrare Nel bosco, opera seconda nella collana “bianca” Einaudi ma non seconda nella bibliografia di Elisa Biagini Opera di consolidamento di quanto poeticamente già stabilito ne L’ospite, di riaffermazione di una voce, vede il corpo-centro qui declinato in un teatro di figure familiari e straniate: continua
La vita al secondo Woody
Marzo 21, 2008
La vita dovrebbe essere vissuta al contrario.
Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete
tracchete il trauma è bello che superato. Read the rest of this entry »
La Vita si alimenta della Vita
Marzo 21, 2008
bello l’articolo di Emanuele Giordano uscito oggi su LPELS
Il capitalismo, come ogni altro sistema storico, tende a generare al suo interno forme di cultura complementari (subculture), legate alla sua conservazione. Sotto l’aspetto sociologico la differenza tra l’ideologia capitalista e ad esempio quella imperiale romana, è nella diversa preminenza e forza del sottosistema economico. Che nel capitalismo, a differenza della Roma imperiale, esercita tuttora una funzione determinante. Di qui la stretta relazione, nella società capitalista, tra le subculture del consumo e le istituzioni economiche del mercato e del profitto.
Provocazione in forma d’apologo 53
Marzo 19, 2008
Al suono della sveglia l’uomo inciampando va in bagno e si guarda allo specchio, da cui lo guarda un tale che gli sembra di riconoscere, ma non ricorda chi è.
Giunto in ufficio non trova il voluminoso dossier che il giorno prima gli ingombrava la scrivania. Chiama la segretaria:
“Pronto, Cristina… Cristina? No, scusa, hai una voce… Già, il raffreddore… prenditi un latte col miele. Senti, ho chiamato per quel dossier di ieri… L’ha voluto il direttore? Ah be’ allora… Fammi sapere… Ciao, riguardati”.
E l’uomo s’immerge nel lavoro, tanto per fare, nel mare di cose indispensabili e inutili.
Incontro con Gianni Celati (3)
Marzo 18, 2008
Uomo che ha l’aria di saperla lunga, specie sulla letteratura, domanda: anche nelle società mercantili si sono prodotti capolavori, come nel caso del Decameron. Come si concilia con quello che lei ha detto prima? Io credo che sia possibile produrre letteratura anche nella società capitalistica. E’ dunque impossibile scrivere nella nostra epoca? E poi, a proposito dell’intenzionalità della scrittura, lei critica chi voleva costruire trame e inserire ingredienti e passioni costruite. La letteratura dell’Ottocento è piena di capolavori “costruiti” anche con simulazioni di passioni. Cosa pensa in proposito?
La nube. dal romanzo I fuochi dell’86. di Mario Capello.
Marzo 18, 2008
Non sapevo nulla di loro. Anche se erano i miei genitori. Forse ciascuno di noi sa degli altri, anche delle persone più vicine, solo quel tanto che basta per tirare avanti. Piccole abitudini, gusti nel cibo, il colore degli occhi e i colori preferiti dei maglioni. Inezie che ci rivestono come uno strato di pelle morta, come un involucro di migliaia di cellule morte che ci rende opachi agli sguardi.
E forse è meglio così.
A Marino Magliani
Marzo 16, 2008
Avevano ragione loro – ci dicevano
E non poteva darsi diverso il turbamento
Della serena oasi, radura, l’acqua, il pozzo
Abitato da castelli con la luna, dal secchio
Avevano ragione loro- se ricordi-
Postura e modo di appianare i cocci
Stendere i fogli sul tavolo le carte
Dei bilanci con il peso falso, la misura
Anche adesso che di carrozza in treno
I finestrini percorrono Liguria