Archivi Giornalieri: Marzo 6th, 2008

La poesia… Qualcuno è intimidito dall’idea stessa. Qualcun altro scrive versi da sempre, o vorrebbe farlo. Qualcuno non ci ha mai pensato.
Eppure non vi è un punto più o meno privilegiato per imbarcarsi in una delle sue avventure. Perché, quale che sia la nostra personale posizione nei suoi confronti, la poesia esiste da sempre e brilla nel mondo come forza propria, costituendo qui ed ora una grande opportunità per ciascuno: di espressione, di espansione culturale, di affinamento della sensibilità, di immersione fruttuosa nelle zone più autentiche di se stessi.

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Prefazione di Davide Rondoni

Una radicale urgenza di poesia, come se fosse lei l’unica a rendere possibile, vivibile uno sguardo stupito e tremendo, dolce e feroce. Come se fosse lei, e solo lei, la poesia, a far sopravvivere guardando.

Il lavoro di Spinali sta andando in una direzione che sarà al tempo stesso di conferma e di smentita. Sta portando la sua poesia ai confini, ai propri termini ultimi.

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Nel 1519, due anni dopo che Lutero aveva affisso le sue novantacinque tesi sulla porta della chiesa di Wittenberg, Carlo V (che gli spagnoli continuano a chiamare Carlos primero) si ritrovò a capo di un impero mondiale. Gli anni che seguirono furono scanditi da guerre, ribaltamenti di alleanze, paci infide, massacri e saccheggi. Solo lo sfinimento e il cambio generazionale convinsero tutti ad accettare lo status quo. Nel 1545, un papa dimezzato e contestato aprì il Concilio di Trento. Dal viaggio di Colombo non era passato neanche mezzo secolo.

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Dopo aver messo la parola “Fine” in fondo al libro di cui non avrebbe mai voluto essere l’autore, Erre scrive all’editore la seguente lettera, che potrà pure fungere da pre-
o postfazione:

“Egregio Dottor ***,
da anni la possibilità che lei mi offriva di pubblicare un romanzo nella sua collana erotica mi sembrava, se non proprio un’offesa, almeno un violento e beffardo contrappasso a tutto ciò in cui credevo e che andavo gridando: mi sembrava il sale gettato sulla coda all’uccello che vuole troppo cantare e saltare, al fine di appesantirlo, di farlo voltare a leccarsi, di confonderlo nella schiera anonima di tutti gli altri pennuti.

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