Epitaffio

Marzo 6, 2009

mimosaTe ne sei andato ventuno anni fa. Era domenica mattina, una mattina in cui la primavera già faceva le sue promesse di rinascita. L’aria tiepida, i germogli intenerivano i rami duri dell’inverno e la mimosa aveva fatto la sua comparsa di colore e profumo. Mi facesti custode delle tue ultime parole e furono la promessa di incontrarci di lì a poco. Poi fu il buio. Ero la bambina di casa, avevo ventun’anni e il futuro incerto. Eri per me l’unica certezza, l’unico sostegno, l’unico per il quale avrei dato la mia vita, l’unico per il quale facevo tutto ciò che c’era da fare anche quando non sapevo dove mi avrebbe condotta. Il futuro era spaventoso, un grande enigma, un immenso punto di domanda di cui nessuno, nemmeno tu, sapeva darmi risposta. Il presente incerto come le mie gambe d’anoressia in cui ogni passo era la scommessa che non sarei caduta, e non cadevo, mentre il miracolo della vita mi scivolava addosso senza farsi sentire, senza accendermi il cuore e i sensi: la bella Turandot di ghiaccio poteva sopravvivere soltanto a patto di non sentire ma tu eri lì, padre adorato, orgoglioso di quell’adorazione silenziosa il cui tributo fu la morte dentro il mio cuore. Non ci fu il tempo di ucciderti nel sogno, di ribellarsi e tu facesti ciò che solo un tiranno crudele poteva macchinare: te ne andasti portando via con te ciò che mi avrebbe reso libera, lo scontro, la lotta, il rifiuto, il ritorno. Te ne sei andato ventuno anni fa. Era domenica mattina e se mi avessi strappato un braccio, un occhio, un piede e lo avessi portato con te sarei stata storpia per sempre ma libera, invece mi lasciasti intatta, integra e bella dimenticando, nella fretta di fuggire, di sciogliere le mie catene, di liberarmi il cuore e io, terrorizzata da quell’abisso spalancato dinanzi a me, non ebbi forza e lo lasciai sul tuo letto di morte. Poi venne un uomo che mi promise vita ma anche lui partì. Voltandomi le spalle cancellò per sempre i tratti del mio volto dall’orizzonte breve dell’incontro. Era destino o forse fu soltanto colpa mia.