Nessuna attesa

Giugno 16, 2009

Io non aspetto niente. Di sera mi addormento solo per dormire, senza domandarmi che accadrà domani, senza pensare al giorno che è passato; lo seppellisco sotto la coltre pesante dell’ombra che mi ricade addosso mentre spengo la luce. E non è successo niente. Prego Dio per abitudine incallita, come un mantra vuoto col quale mi stordisco fino a vedere gli ultimi pensieri, sparsi in parole senza legame, volarmi intorno con quelle lucciole che si accendono negli occhi, come le stoppie che improvvisano voli casuali dalla brace che si spegne, nel buio pesto della stanza. Ascolto il silenzio e nel silenzio il battito del cuore che assomiglia al lento precipitare della goccia da un alambicco che si svuota: prima o poi finirà. E non aspetto niente. All’alba il suono della sveglia mi riporta al gesto di prendere la compressa salvavita. Quaranta, cinquanta giorni senza e mi addormenterei per sempre, forse senza soffrire, l’abitudine del gesto però è forte: un po’ d’acqua e una compressa ti tiene in questo mondo, in questo modo, e devi solo attraversare, o farti attraversare da un’ altra giornata senza aspettare niente.