Archivi Categorie: critica letteraria

Paul Valéry e la forma della poesia

Rimanere pur sempre in gioco : nonostante Zenone

di Giuseppe Panella

(La prima parte dell’articolo è apparsa qui.)

Maria Teresa Giaveri traduce il celebre secondo emistichio del primo verso della strofa XXIV del Cimetière marin con bisogna tentare di vivere ! ; Manlio Dazzi, invece, volge lo stesso verso in Tentiamo di vivere ! ; Beniamino Dal Fabbro, ancora, spezza l’emistichio in due ulteriori tronconi con Bisogna tentare di vivere! Infine, Mario Tutino, nella sua traduzione del 1963, scrive: E di nuovo, la vita ! (34).

continua

Paul Valéry e la forma della poesia

di Giuseppe Panella

La calma nell’azione. Come una cascata diventa nella caduta più lenta e sospesa, così il grande uomo d’azione suole agire con più calma di quanto il suo impetuoso desiderio facesse prevedere prima dell’azione»
(Fredrich Nietzsche, Umano, troppo umano, I)

1. La soluzione etica della poesia

Fedele ammiratore della snella levigatezza della danza, Valéry teme la fretta e la concitazione della corsa, ha timore della frenesia concatenata alla perdita di sensibilità del moto senza tregua.

Più che dal vuoto (1), appare atterrito dal movimento infinito e senza senso che incontra ad ogni pie’ sospinto: il rifiuto di “ogni prodigioso incremento di fatti e di ipotesi” (2) compare in quasi tutte le sue opere. Basteranno alcuni specimina a dimostrarlo:

continua 

di Mauro Baldrati 

“Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiamo vissuto intensamente quanto quelli che crediamo di avere perduto senza viverli, i giorni trascorsi in compagnia di un libro molto caro”.
Sulla lettura nacque come introduzione alla versione francese di Sesame and Lilies di John Ruskin ed è, come tutti i prodotti della sua macchina di scrittura, strettamente legato all’intera opera di Marcel Proust. Quei “giorni che crediamo di avere perduto senza viverli” sono i giorni del narratore ragazzino della Ricerca, quando, a Combray, la macchina fonde immagini, suoni, colori, odori, solitudini, personaggi/maschere che si muovono nello scenario individuale dinamico – dinamico nell’ambiente collettivo bloccato – della casa di campagna. Qui, il narratore ragazzino che segue le scansioni rigide della famiglia ultraborghese, cerca di soddisfare la sua voracità di letture: e in questa prima parte del testo non è tanto importante il chi, ma il come, e il dove: i luoghi di lettura, la sala da pranzo, “su una sedia, accanto al debole fuoco di legna”, mentre arrivano i frequentatori della casa, come attori di una pièce che si esibiscono nelle loro performances: la cuoca, lo zio, la prozia, che il narratore/lettore ci descrive con la consueta ironia.

continua

di Renata Morresi

Tra “negro” e “moro” ce ne passa, mi diceva il traduttore, senza contare la differenza tra “la testa di” e la “testa di”, ch’è tutt’un’altra storia, convieni.

Io convengo, davvero, e m’interessano assai le dispute semantiche e lessicologiche, soprattutto in materia di “razza”. Tanto che a recensire il bel racconto di Daniel Picouly, Tête de nègre, da poco apparso in italiano per i tipi di Perrone, mi appassiono assai del rimuginio che ha lacerato il traduttore. Soprattutto quando lavora con una lingua che ha un’altra memoria della neritudine (senza g, già).

Continua 

di Santi Barbagallo

Una serie di fotografie in bianco e nero che il trascorrere degli anni ha lievemente ingiallito ritraggono una giovane donna nuda con un foglio di carta sul quale s’intravedono, scritti a mano, i versi di una poesia d’amore. Nella prima foto, la bella ragazza “di-corpo-vestita” (sic!) è in piedi, i capelli barboncinamente bioccoluti le nascondono il viso come nelle istantanee di una rivista di “cronaca amatoriale”, la mano sinistra è accostata cordialmente al pube mentre la destra mostra all’obiettivo la lettera d’amore con un bacio stampigliato sopra a mo’ di sensualissima firma.

continua

Sono state date dozzine di diverse interpretazioni di Microfilm
(http://tinyurl.com/yrv6cu), che costituisce - non esitiamo a dirlo -
il precipitato dell’esperienza poetica zanzottiana.

Partiamo da un dato incontestabile: Microfilm costituisce il punto di raccordo tra le due parti di Pasque (i dodici MISTERI DELLA PEDAGOGIA e altrettante PASQUE).

continua 

Sono state date dozzine di diverse interpretazioni di Microfilm
(http://tinyurl.com/yrv6cu), che costituisce - non esitiamo a dirlo -
il precipitato dell’esperienza poetica zanzottiana.

Partiamo da un dato incontestabile: Microfilm costituisce il punto di raccordo tra le due parti di Pasque (i dodici MISTERI DELLA PEDAGOGIA e altrettante PASQUE).

continua qui 

Il critico più severo ed ostile di Wallace Stevens, Yvor Winters, che ha espresso un’opinione quasi totalmente sfavorevole dell’opera di quell’autore (con la parziale eccezione di Harmonium), è stato pur costretto a riconoscere in lui “il massimo poeta della sua generazione”, ed a vedere in Mattino Domenicale “ la più bella poesia americana del secolo XX”. Noi ci fermiamo a tali giudizi, e limiteremo questa nostra presentazione a qualche osservazione generica ed a qualche accenno marginale.

Continua

Alla luce di ciò che sta succedendo in molti blog, più o meno collettivi, e, soprattutto, tra la fauna spesso psicolabile che ne fa vivere i commenti (moltissimi dei quali sconcertanti… se non vere e proprie testimonianze di deliranti, privati di una salutare camicia di forza - commenti, spesso anonimi, perciò ‘codardi’, che, di solito, ridacchiando sardonicamente, volutamente fomento, buttando ulteriore benzina sulla pira della vanagloria e dell’ ‘imbecillità’ dilaganti, così, tanto per far intendere dove l’altrui follia, nonché, ovviamente, la mia, può arrivare - ma non la follia ‘bella’, cioè quella follia infine letterariamente costruttiva-ispiratrice, ma quella più ‘becera’, quella più alienata, quella più ottusa, quella avariata, quella ammorbata, quella velenosa, quella crudele), voglio rituffarmi in ciò che fu la prima analisi ‘lucida’ della modernità (e anche del ‘post’, della stessa) che la scrittura italiana ci ha offerto e quindi consegnato tramite uno dei pochi giganti che possiamo annoverare tra le fila delle nostre patrie lettere.

Continua Qui 

Pescando nell’archivio di LPELS si trovano articoli davvero interessanti. Buona lettura QUI

40811182956601-nessuno.jpg

QUI , su La Poesia E Lo Spirito, trovate un ineressante articolo di Ezio Tarantino… la domanda è inquetante: lo scrittore esiste o esiste solo l’opera?

 Buona lettura.

di Elena F. Ricciardi

“Un errore di vecchiaia. inizialmente avevano pensato a un brutto male, ma
poi avevano scoperto che si trattava solo di una gravidanza tardiva e
avevano deciso di tenermi: meglio me che un brutto male no? Certo, ero una
bocca in più da sfamare, ma che fare? Essendo credenti, non potevano mica
buttarmi via.”

La prima persona è usata con accuratezza tale che il lettore diventa Nenio,
il piccolo Nazzareno, pallottina bionda e paffuta,che sorge dalle ceneri di
una memoria ferita a morte. L’ incipit si apre sul racconto raccapricciante
di un incubo ricorrente del protagonista ormai diventato adulto, che dovrà
fare i conti col passato, ripercorrere le strette maglie del dolore di
esistere senza essere stato desiderato, voluto, amato, protetto, accolto,
per trovare in se stesso la ragione, il perchè, il senso a una vita fino
a quel momento insensata.

tutto l’articolo è su

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/07/21/nenio/

Continua a leggere »

di Francesco Sasso con “controcanto critico” di Franz Krauspenhaar

Leggendo Per cosa si uccide di Biondillo, pubblicato da Guanda nel 2004, si noterà subito una cosa: omicidi ed enigmi vi sono ammessi, purché in piccolo formato e solo come pretesti narrativi. Infatti, a mio parere, lo scrittore milanese- scaltro nell’inserirsi nel filone aureo del genere, pur restandone fuori- non imbastisce schemi narrativi studiatamente congegnati, bensì s’impegna “sentimentalmente” per ritrarre l’anima di una città (Milano), di un quartiere (Quarto Oggiaro) e dei suoi abitanti.

questo articolo è stato pubblicato in

http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2007/11/11/double-face-1-per-cosa-si-uccide-di-gianni-biondillo/#more-3350