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Le rondini stavano appiccicate alla finestra. Piccole rondini, minuscole sagome nere con la coda a forbice. Le avevano ritagliate tutti insieme e, una a testa, le avevano incollate sui vetri. Ventisette rondini sparse per le finestre. Una primavera affollata.
Con tutte quelle rondini diventava difficile vedere a colpo d’occhio quello che accadeva fuori, ma il bambino stava lì, i gomiti appoggiati sul banco e il colletto merlettato che spuntava sul grembiule blu, a guardare. Difficile dire a che cosa pensasse, e se gli piacesse quello stormo di rondini catturato dallo spazio della finestra, come se fossero in procinto di entrare nella stanza e svolazzare tra le teste dei bambini.
In ogni aula le maestre avevano fatto incollare ai vetri quei ritagli di cartoncino nero. Era stata una gioia rumorosa, una concessione che i bambini avevano accolto con entusiasmo.

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Alla fine c’erano arrivati. In un Paese dove i santi non pagano l’ICI ed i navigatori battono bandiera panamense s’erano concentrati sui poeti, facendola pagare a loro per tutti.
“Istituita l’imposta sull’inedito” strillavano i titoli dei giornali e dei notiziari radiofonici e televisivi; mentre già torme di finanzieri, come i pompieri di “Fahrenheit 451” ma con ben altro intento, battevano palmo a palmo il territorio, entravano nelle case, violavano cassetti di scrivanie e memorie di computer, stilando distinte sulla base delle quali emettevano seduta stante ingiunzioni di pagamento da onorare in tre giorni.

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1

“Piove. Non funziona niente”, disse Michela.
“Come dici?”
Michela chiuse le persiane, sporgendosi. Davide si aggiustò il maglione sulle spalle, davanti al portatile, poggiato sul tavolino di fronte al divano. Le chiese qualcosa da bere. “Di che tipo?”
Il rumore del liquido color del miele, viscoso e grasso, un blop con risacca e bolla d’aria, riempì il salone.
Davide riattizzò il fuoco del camino, inginocchiandosi. Guardò in direzione della moglie. Le chiese: “Vai a dormire?”
Lei rispose: “La senti la pioggia?”
Cadeva forte, a ondate.
“Vai a letto? La pioggia, sì, la sento.”
“Ora ci vado.”

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n una sera di fine gennaio ho assistito a un incontro con Gianni Celati, organizzato del Circolo dei Lettori di Torino. Come uno scolaretto, ho preso appunti utilizzando tutti gli spazi vuoti di una copia di Narratori delle pianure, per non perdere nemmeno una battuta di Celati. Il risultato è quello che segue.

Introduttore con barba e titolo accademico: bene, possiamo iniziare, cosa dire? È un onore questa sera avere qui Gianni Celati, scrittore, traduttore di autori come Swift, Melville, docente universitario, una delle voci più prestigiose…
Celati: sono stato anche giocatore di pallacanestro…

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di Saverio Simonelli

Ricordo forse di più l’emozione che l’oggetto. O meglio: la curiosità nel trovarsi di fronte il volumetto Garzanti blu e nero e quel titolo in grande evidenza, tutto maiuscolo “Vere Presenze”, un’opera del critico George Steiner – spiegava la quarta di copertina - che si scaglia contro l’eccessiva produzione di saggi e commenti attorno alle opere letterarie. Era l’inizio dei tristi anni ’90 e quella sferzata polemica pareva accendere gli albori opachi del decennio postreaganiano.

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di Gessica Franco Carlevero.

Quando ho letto questo libro, mi son detto che forse il caribe occorreva scriverlo cosí. Anche altre storie. Non tutto, ma qualcosa sí, si poteva, riuscendoci, a scriverlo cosí. Ma bisognava esercitarcisi. Bisognava decidersi. Bisognava essere capaci a farlo. E non era facile. Bisognava sorvegliare.

Metà guaro metà grappa, di Gessica Franco Carlevero, intanto é un viaggio insolito, in un Costarica distante dalle solite cube dei mandrilli, dalle isole sociali, dal realismo magico alla macombo.

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di Marco Guzzi

Loretto Rafanelli ha curato per “I quaderni del battello ebbro”, un volume collettivo dal titolo Le voci, il coro - La poesia italiana e straniera dell’ultima parte del Novecento.
Il libro contiene una quarantina di interventi dei maggiori poeti e critici viventi. e apre le sue Considerazioni generali con questo mio testo.

Un mondo in disfacimento e la sua rivoluzione

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Cent millions de feuilletons
(ipotesi di trama con capitoli centrali intercambiabili )

Parte prima - LA FAMIGLIASTRA

Finalmente ritrovato il 127.mo romanzo di Carolina Invernizio, ambientato, con slancio futuristico, nel 2007. L’opera si conclude quanto mai tragicamente con una TOS (Terapia Ormonale Sostitutiva), la quale, subita dalla sfortunata protagonista, Carolina I***, in una condizione all’incirca simile agli arresti domiciliari, segna tragicamente la fine della rigogliosa vita onirico-fantasmatica di una fanciulla dal temperamento vivace e… sanguigno.

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Non so come gli altri riescano a catalogare i libri che leggono, forse lo fanno per argomento, se narrativa o saggistica, di genere o no, autori stranieri o italiani. Inutile continuare. Io li divido per posti.

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di Nicola Tassoni

assaggio 1
Notte di Maggio

L’inverno è passato senza lasciare altri segni. Bologna si è svegliata dal torpore di un inverno freddo e disordinato. Appena il primo sole ha cominciato a baciarla sul collo (o sui colli) si è emozionata. Ai balconi sono apparsi i primi vasi di gerani e nei giardini i bambini hanno cominciatoa correre dietro ai palloni evitando, per quanto possibile, le cacche dei cani. Le ragazze sono passate direttamente dalle giacche imbottite, alle canottiere e alle mini senza calze, mettendo in mostra la maggior parte dei centimetri di pelle possibile. Sotto le magliette si vedono girare capezzoli dritti, quando uno sbuffo di vento ancora freddo le colpisce, oppure quando sono costrette a camminare all’ombra, perchè qui al contrario dell’America i palazzi sono ancora fatti di mattoni rossi e non di vetro.

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Chissà quale nostalgia ha dettato questo post a due mani

Magliani- Krauspenhaar  su LPELS

QUI  trovate una lettura “eretica” e decisamente interessante di un personaggio come il conte di Cavour.