Vorrei…

Novembre 23, 2008

Le discussioni su cosa sia la poesia, quale la sua funzione e cosa il poeta debba avere come fine ultimo, se l’introspezione, il disimpegno o la profezia, la riflessione su questo mondo misterioso in cui la parola può muovere all’azione o spingere a ritirarsi dal mondo esistono da sempre e non hanno ancora ricevuto risposta univoca. In questi semplici versi non ci viene offerta una riflessione astratta, ma una richiesta molto concreta

La scena del balcone

Novembre 22, 2008

da qui

Scinne cu ‘mme
nfonno o mare a truva’
chillo ca nun tenimmo acca’
vieni cu mme
e accumincia a capi’
comme e’ inutile sta’ a suffri’
guarda stu mare
ca ci infonne e paure
sta cercanne e ce mbara’
ah comme se fa’
a da’ turmiento all’anema
ca vo’ vula’
si tu nun scinne a ffonne
nun o puo’ sape’
no comme se fa’
adda piglia’ sultanto
o mare ca ce sta’
eppoi lassa’ stu core
sulo in miezz a via
saglie cu ‘mme
e accumincia a canta’
insieme e note che l’aria da’
senza guarda’
tu continua a vula’
mientre o viento
ce porta la’
addo ce stanno
e parole chiu’ belle
che te pigliano pe mbara’
ah comme se fa’
a da’ turmiento all’anema
ca vo’ vula’
si tu nun scinne a ffonne
nun o puo’ sape’
no comme se fa’
adda piglia’ sultanto
o mare ca ce sta’
eppoi lassa’ stu core
sulo in miezz a via
ah comme se fa’
a da’ turmiento all’anema
ca vo’ vula’
si tu nun scinne a ffonne
nun o puo’ sape’
no comme se fa’
adda piglia’ sultanto
o mare ca ce sta’
eppoi lassa’ stu core
sulo in miezz a via

[Roberto Murolo]

Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento

porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane
per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare

Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso
qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura
nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finché un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace

i figli cadevano dal calendario
Jugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via

e poi Mirka a San Giorgio di maggio [*]
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere

ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare

e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina [**]
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio.

Čvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kašta
vašu ti baro nebo
avi ker.

kon ovla so mutavla
kon ovla
ovla kon aščovi
me ğava palan ladi
me ğava
palan bura ot croiuti.

[F.De Andrè]

da qui

C’è luce in me

Novembre 12, 2008

Essenziale, asciutto, le parole misurate, i suoni netti, così come le immagini evocate “la tue costole spunteranno/ in mezzo alle mie ossa,/respiremo insieme/il nulla eterno”, un breve componimento che sprigiona la luce del suo verso principale,una luce che taglia di sbieco il reale  e ne ricrea le dimensioni

Alla luna

Novembre 5, 2008

continua qui e qui

Alla luna

O graziosa luna, io mi rammento
che, or volge l’anno, sovra questo colle
io venia pien d’angoscia a rimirarti:
e tu pendevi allor su quella selva
siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
il tuo volto apparia, che travagliosa
era mia vita: ed è, né cangia stile,
o mia diletta luna. E pur mi giova
la ricordanza, e il noverar l’etate
del mio dolore. Oh come grato occorre
nel tempo giovanil, quando ancor lungo
la speme e breve ha la memoria il corso,
il rimembrar delle passate cose,
ancor che triste, e che l’affanno duri!

(G. Leopardi, Canti)

E poi non resta null’altro che il silenzio, utero che non sarà fe(fa)condo

Odysseus

Ottobre 8, 2008

Un confronto ardito di testi

da qui

Bisogna che lo affermi fortemente che, certo, non appartenevo al mare
anche se i Dei d’Olimpo e umana gente mi sospinsero un giorno a navigare
e se guardavo l’isola petrosa, ulivi e armenti sopra a ogni collina
c’era il mio cuore al sommo d’ogni cosa, c’era l’anima mia che è contadina,
un’isola d’aratro e di frumento senza le vele, senza pescatori,
il sudore e la terra erano argento, il vino e l’olio erano i miei ori…. Read the rest of this entry »

Jorge Luis Borges

Settembre 25, 2008

Ajederez

Ensu grave rincòn, los jugadores
Rigen las lentas piezas.El tablero
Los demora hasta el alba en su severo
Ambito en que se odian dos colores.

Adentro irradian màgicos rigores
Las formas. torre homérica, ligero
Caballo, armada reina, rey postrero,
Oblicuo alfil y peones agresores.

Cuando los jugadores sa hayan ido,
Cuando el tiempo lo haya consumido,
Ciertamente no habrà cesado el rito.

En el Oriente se encendiò esta guerra
Cuyo anfiteatro es hoy toda la tierra.
Como el otro, este juego es infinito. Read the rest of this entry »

Conta la musica

Settembre 24, 2008

La poesia, questa inafferrabile realtà che pure sa riempire di sé la vita di chi umilmente si mette a suo servizio, capita a volte che incontri la musica e dal connubio nasca, nella semplicità di pochi accordi e parole quasi sussurrate, qualcosa di misteriosamente vitale. Così:

da qui

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Giorgio Vigolo

Luglio 20, 2008

da Linea della vita

Conclave dei sogni

Il viso

Malinconia d’esistere con questo
volto remoto che ci esprime l’anima
e la sua storia e i giorni alti e perduti,
senza più averne la memoria e il senso.

Scruti meglio la pietra; in selve amare
più domestica lingua hanno le foglie
e i paesi si leggono; s’intende
l’innocenza dei monti. Ma l’umano
viso, il tuo stesso, che ti senti in carne
fitto all’essenza, che vuol dire?
Indaghi
inutilmente questa tua persona
che sempre hai teco e nei notturni vuoti
s’ingrandisce di sogni, apre il suo libro
su figure dolcissime e tremende.

E’ allora che prendendo del tuo buio
una rapita conoscenza, credi
finalmente di leggerti; decifri
lettere e i nomi sciogli.
Illuso! in altro
specchio t’appari. O dispieghi in vaste
epoche d’astri e spaziati cosmi
o stringi i tempi in questi sensi d’uomo,

solo saprai di non saper chi sei.

continua

Milo De Angelis

Luglio 19, 2008

da Tema dell’addio

a Giovanna

Vedremo domenica

*

Tutto era già in cammino. Da allora a qui. Tutto
il tempo, luminoso, sfiorava le labbra. Tutti
i respiri si riunivano nella collana. Le ombre
di Lambrate chiusero la porta. Tutta la stanza,
assorta, diventò il primo battito. Il nero
dei tuoi capelli contro il giallo dell’ultimo raggio.
Da allora a qui. Era il primo giorno dell’estate.
Il silenzio ci riempiva la fronte. Tutto era
già in cammino, da allora, tutto era qui, unico
e perduto, nostro e remoto, ardente. Tutto chiedeva
di essere atteso, di tornare nel suo vero nome.

Continua

Sotto torchio

Fatti sotto.
Ho voglia di lottare.

Ho il cuore morto, e la mia lingua
Raspa sotto il torchio
Unto d’olive.
Le tue impennate
Di vento fanno il resto
Per umiliare questo poveruomo.
Non so parlare
Dolce perciò. So gracchiare
Come una vecchia baldracca che prega.

continua

[pubblico questo testo contenuto nella sezione Il sonno di Telemaco del volume di poesia Nessuno, Manni 2007, del poeta Massimo Rizzante. Lo pubblico perché lo trovo particolarmente significativo di un modo di addentrarsi nel nodo inesplorabile della poesia. a.s. ]

«Una parte di me – disse – una parte profonda, la mia parte poetica ha residenza fissa nella stanza del drago. È prigioniera del drago e, a differenza del santo della tradizione cristiana, non può sconfiggerlo.
Sconfiggere il drago non porterebbe a nessuna liberazione dal male. Non solo perché il male è nel volersi liberare dal male, ma perché sconfiggere il drago significherebbe accettare un’altra sconfitta, la sconfitta della creazione poetica. La vita mi invita ogni giorno a uscire da questa stanza: la vita è questo vecchio usciere maligno.

continua