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gennaio 31, 2008

concorso metromorfosi
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Quarta lezione

gennaio 31, 2008

Esiste un’altra modalità di uso del narratore in terza persona singolare che viene chiamata terza persona limitata o immersa. La caratteristica dominante nell’uso del narratore in terza persona limitata consiste nel raccontare senza mai allontanarsi, staccarsi dal narratore usato in terza persona singolare. Il narratore parla in terza persona ma è come se agisse in prima persona. Tutto viene raccontato dal punto di vista di ciò che vede e sente e pensa il narratore, solo che invece di dire io (prima persona singolare) si descrive in terza persona singolare.

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Parto

gennaio 30, 2008

di Ines Hoffmanm

DESENHO ESMAECIDO

A casa nunca fora habitada
por uma família.
Por muito tempo
permaneceram nela
quatro vultos
desfigurados,
esquartejados
por dores
de infelicidade.
Moviam-se
pela força dos pensamentos
alheios
que deles esperavam
que fossem normais.
Uma Família…

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Fiesta!

gennaio 30, 2008

di Riccardo Ferrazzi
Tempo fa, due amici mi hanno suggerito di scrivere un libro sulla tauromachia, una specie di romanzo-saggio. Mi sono sentito lusingato. Ma è un bel problema. Un libro così l’ha già scritto Hemingway (hai detto niente!): si intitola “Morte nel pomeriggio”. Senza contare che lo stesso Hemingway ha scritto di tori anche in “Fiesta”, in alcuni racconti, nelle pagine migliori di “Per chi suona la campana”, ecc. ecc. E poi in lingua spagnola c’è di tutto: c’è l’opera enciclopedica di Cossio, lapidariamente intitolata “Los Toros”, e ci sono centinaia di libri che coprono tutta la gamma dal manualistico al letterario, fino al famigerato “Sangue e arena” di Blasco Ibañez, capolavoro del genere strappalacrime. Insomma, per scrivere un libro sui tori dovrei dare alla materia un taglio diverso, ma non so proprio dove andare a cercarlo. Però ammetto che mi piacerebbe provarci. Mi piacerebbe davvero.

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Essere o non essere?

gennaio 29, 2008

di Remo Bassini

La memoria, in certi casi, mi fa difetto.
Ma è un problema di disattenzione, nel senso che bado al sodo, sbadatamente.
Così quando anni fa lessi (in rete, ma non ricordo dove) che Patrizia Valduga, poetessa che mi piace leggere, sosteneva che “De Gregori, sì, forse” ma Fabrizio De André no, non poteva essere considerato un poeta, sbadatamente mi soffermai solo su questa affermazione.

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Etere

gennaio 29, 2008

di Antonio Sparzani

La storia di cui vorrei raccontarvi alcuni episodi corre su due rotaie, spesso parallele: quella della poesia e della letteratura, che continua a vedere l’etere come qualcosa di vago e misterioso, ma che in questa vaghezza trova la sua sottile bellezza, e quella, d’altra parte, dei tentativi che ha messo in atto la scienza per cogliere finalmente, per serrare tra le tenaglie di una definizione precisa e quantitativa, questo inafferrabile elemento, che continuamente è stato congetturato esistere, ma che altrettanto continuamente è sfuggito ad ogni presa. Perché queste rotaie non sono poi soltanto due e non sono neppure tanto ben distinte: anche la filosofia e la medicina mescoleranno infatti i loro saperi nella trama, stranamente tenace, dell’etere.

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L’incanto di pag.49

gennaio 28, 2008

di Luca tassinari

Non potrebbe la vita essere tutta un sogno? In termini più precisi: c’è un criterio sicuro per distinguere il sogno dalla realtà, il fantasma dall’oggetto reale? [A.Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, pag. 49]

Ordunque lei mi chiede, egregio professor Schopenhauer, se non sia possibile che la vita tutta sia sogno. Se cioè l’uomo sia in grado di distinguere ciò che egli rappresenta alla propria coscienza in istato di veglia da ciò che gli appare quasi fantasmaticamente durante il riposo notturno. La domanda non è banale e richiede una risposta articolata e fondata su documenti di sicuro prestigio e autorità.

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