Lettera a una professoressa

febbraio 29, 2008

della Scuola di Barbiana

Cara signora,
lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti.
Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell’istituzione che chiamate scuola, ai ragazzi che “respingete”.
Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate.

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Proprio quelli

febbraio 29, 2008

L’altro giorno sono andato a farmi un giro in centro. Mentre mi specchiavo in una vetrina, ho notato un paio di pantaloni in saldo e ho deciso di comprarmeli.
Sono entrato nel negozio e ho chiesto al commesso di farmeli provare.

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Siegmar Faust ( Germania, 1944 )

Ich stehe verwundet vor einem Wunder

ohne es zu sehen, aber ich sehe erblindend, dass ich
wegsehen kann oder besser: absehen kann
von mir: dem größten Wunder, denn ich sehe
mich in keiner Zukunft stehen; und bald werde
ich vergessen haben, dass es mich gab.

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Lettore, perché i poeti si vergognano della loro poesia? Perché sono così attenti a ripetere ripetere ripetere che *amano la vita*? Perché si vergognano? Anche se pagano [caro] per pubblicare. Anche se hanno studiato per pubblicare. Anche se dedicano il loro miglior tempo a pubblicare. Anche l’Italianista che mi chiese di fargli da ghost writer, per una Grande Impresa Editoriale che avrebbe firmato da solo – al mio rifiuto per “frivolo egocentrismo”, disse: “Torno ora da una lezione, in cui ho insegnato ai miei allievi ad amare la poesia e la vita”. Traduzione: Massimo, tu non vivi.

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di Mauro Baldrati 

“Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiamo vissuto intensamente quanto quelli che crediamo di avere perduto senza viverli, i giorni trascorsi in compagnia di un libro molto caro”.
Sulla lettura nacque come introduzione alla versione francese di Sesame and Lilies di John Ruskin ed è, come tutti i prodotti della sua macchina di scrittura, strettamente legato all’intera opera di Marcel Proust. Quei “giorni che crediamo di avere perduto senza viverli” sono i giorni del narratore ragazzino della Ricerca, quando, a Combray, la macchina fonde immagini, suoni, colori, odori, solitudini, personaggi/maschere che si muovono nello scenario individuale dinamico – dinamico nell’ambiente collettivo bloccato – della casa di campagna. Qui, il narratore ragazzino che segue le scansioni rigide della famiglia ultraborghese, cerca di soddisfare la sua voracità di letture: e in questa prima parte del testo non è tanto importante il chi, ma il come, e il dove: i luoghi di lettura, la sala da pranzo, “su una sedia, accanto al debole fuoco di legna”, mentre arrivano i frequentatori della casa, come attori di una pièce che si esibiscono nelle loro performances: la cuoca, lo zio, la prozia, che il narratore/lettore ci descrive con la consueta ironia.

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di: Guido Tedoldi

Il racconto che segue è stato uno dei partecipanti al «non concorso» Ibrid@Prosa organizzato dai blogger di Ibrid@Menti (li trovate all’indirizzo web http://ibridamenti.splinder.com). L’ho definito «non concorso» perché funziona tutto come se fosse una normale competizione letteraria, con tanto di giuria che seleziona i lavori migliori arrivati – ma alla fine non c’è un vincitore: ci sono delle opere segnalate e pubblicate su Ibrid@Menti e qui da noi su Lpels. Ma se non vince nessuno, che scopo c’è allora?
Per permettere di capire meglio, devo dare qualche altra informazione. Ibrid@Prosa si sviluppa in 6 parti, ognuna delle quali caratterizzata da un tema. Andrà quindi avanti per un po’ di mesi. Inoltre procede parallelamente a un altro «non concorso», Ibrid@Poesia, che ha scansione temporale e temi coincidenti. Se tutto va come nelle intenzioni iniziali, i testi pubblicati daranno un quadro dello stato delle scritture del web italiano. E, forse, anche lo stato degli scrittori (e scrittrici naturalmente) che utilizzano il web come mezzo elettivo di espressione della propria arte.

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di Giuseppe Panella 

 

[Si tratta di un primo capitolo per un libro che sto scrivendo nel corso degli anni… più che un capitolo è in realtà un’introduzione un po’ più lunga del solito per mettere in chiaro criteri e valutazioni, bilanci e prospettive, punti di vista e ricordi del passato (non a caso il testo è dedicato a Piero Cudini, un amico che non c’è più…). Giuseppe Panella]

DINO CAMPANA: LA POETICA DELL’ORFISMO TRA PITTURA E SOGNO

di Giuseppe Panella

“Si chiamava adesso Orfeo o Arfa che vuol dire:

colui che guarisce mediante la luce”

(Edouard Schuré)

[alla memoria di Piero Cudini]

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