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INTERMEZZI

marzo 31, 2008

di Chiara Fattori

Intermezzi è il nome di una casa editrice appena nata. Anche se appena nata proprio non lo è: l’atto dal notaio per la costituzione della società è stato firmato ormai quasi un anno fa, ma da quello è servito un lungo periodo di meditazione, di presa di consapevolezza e di coraggio, per “uscire allo scoperto” e cominciare ad “attivarsi”, termini più o meno generici per indicare il più preciso “cominciare a lavorare”.
L’idea di creare una casa editrice l’ho maturata durante i miei studi universitari (Lettere): amo la letteratura e la lettura, mi piace da sempre leggere i libri e parlarne, consigliarli.

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di Stefania Nardini

Giuseppe Bonura ha viaggiato attraverso la sua vita per regalarci uno dei più bei ritratti dell’ Italia del novecento. Ma alla qualità dello scrittore, di un grande scrittore, ha aggiunto qualcosa di se stesso: l’onestà intellettuale.

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Le stelle brillano in cielo, una leggera brezza lambisce le fronde degli ulivi. Sono rimasto solo in casa, sulla terrazza che domina il giardino, immerso in un silenzio appena violato dal canto dei grilli. Amo l’estate. Mi ricorda la chiusura della scuola, quando ero libero, finalmente, di scorrazzare a piedi nudi in mezzo ai campi, e salire là sul poggio ad ammirare quel florilegio di colori. Poi c’erano i giorni di festa, le bancarelle, la banda, i giochi in piazza, i cantanti… Non odiavo la scuola, andavo anche bene. Ma detestavo le regole, i libri di testo, gli orari… Avrei preferito studiare all’aperto, con dei veri maestri, come accadeva ai tempi dell’antica Grecia. E invece mi toccò frequentare un modesto liceo di provincia, sotto la guida di docenti che ci imbottivano di nozioni e non mostravano alcun interesse al di là del loro ambito, ritenendo la conoscenza “acritica” della propria disciplina indispensabile per affrontare la vita. E in qualche modo erano convincenti: a differenza di tanti miei compagni che trascorrevano il pomeriggio al bar giocando a carte e sproloquiando di calcio, io preferivo chiudermi in casa, e accapigliarmi fino a sera con Tacito ed Euclide.

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Sotto torchio

Fatti sotto.
Ho voglia di lottare.

Ho il cuore morto, e la mia lingua
Raspa sotto il torchio
Unto d’olive.
Le tue impennate
Di vento fanno il resto
Per umiliare questo poveruomo.
Non so parlare
Dolce perciò. So gracchiare
Come una vecchia baldracca che prega.

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dal blog di Sante

marzo 21, 2008

Caro Sante,

pensando a te e alle persone malate di mia conoscenza, continuo a riflettere sul tema della sofferenza e della gioia. La tua risposta alla mia lettera mi ha colpita, mi è piaciuta molto. E’ vero, quando la sofferenza è schiacciante, sembra che il viverla in unione con il nostro Gesù sia possibile soltanto ai grandi santi. Sai, leggendo qua e là tra i loro scritti, ho individuato due brani che non sembrano avere alcun legame tra loro, se non per il termine “intenzione” che ricorre in entrambi. Nella mia mente subito però si sono collegati, a me sembra infatti che diano una risposta a questo tuo dubbio sulla possibilità di riuscire in questo difficilissimo intento…ed una risposta molto consolante!

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