Media

luglio 21, 2008

di Fabrizio Centofanti

Nell’aeroporto c’è un ordine perfetto: il picchetto dei soldati schierati in due file, una di fronte all’altra, i fotografi costretti ad ammassarsi contro la recinzione di metallo, il corteo del presidente e la sua bella moglie con gli occhiali da sole, il tailleur chiaro, aderente al punto giusto. Gli sguardi sorridono, la visita è finita, l’accordo è totale.

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Giorgio Vigolo

luglio 20, 2008

da Linea della vita

Conclave dei sogni

Il viso

Malinconia d’esistere con questo
volto remoto che ci esprime l’anima
e la sua storia e i giorni alti e perduti,
senza più averne la memoria e il senso.

Scruti meglio la pietra; in selve amare
più domestica lingua hanno le foglie
e i paesi si leggono; s’intende
l’innocenza dei monti. Ma l’umano
viso, il tuo stesso, che ti senti in carne
fitto all’essenza, che vuol dire?
Indaghi
inutilmente questa tua persona
che sempre hai teco e nei notturni vuoti
s’ingrandisce di sogni, apre il suo libro
su figure dolcissime e tremende.

E’ allora che prendendo del tuo buio
una rapita conoscenza, credi
finalmente di leggerti; decifri
lettere e i nomi sciogli.
Illuso! in altro
specchio t’appari. O dispieghi in vaste
epoche d’astri e spaziati cosmi
o stringi i tempi in questi sensi d’uomo,

solo saprai di non saper chi sei.

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La goccia sul secchio

luglio 19, 2008

Che dire d’un tale assalto contro l’intelligenza umana? Confesso che per le cose troppo imponenti e inattuabili non ho che una scrollata di spalle che è rinuncia, ma anche un pochino disprezzo. L’ammirazione per la grandezza, gli entusiasmi per essa, il rimanere sopraffatti, che è certamente un godimento spirituale, sono possibili soltanto per la misura terrenamente comprensibile e umana. Le piramidi sono grandi, il Monte Bianco e l’interno della Basilica si San pietro sono grandi, quando non si voglia riservare questo attributo piuttosto al mondo morale e spirituale, alla sublimità del cuore e del pensiero. Leggi il seguito di questo post »

Milo De Angelis

luglio 19, 2008

da Tema dell’addio

a Giovanna

Vedremo domenica

*

Tutto era già in cammino. Da allora a qui. Tutto
il tempo, luminoso, sfiorava le labbra. Tutti
i respiri si riunivano nella collana. Le ombre
di Lambrate chiusero la porta. Tutta la stanza,
assorta, diventò il primo battito. Il nero
dei tuoi capelli contro il giallo dell’ultimo raggio.
Da allora a qui. Era il primo giorno dell’estate.
Il silenzio ci riempiva la fronte. Tutto era
già in cammino, da allora, tutto era qui, unico
e perduto, nostro e remoto, ardente. Tutto chiedeva
di essere atteso, di tornare nel suo vero nome.

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