Non penzolare, vola!

novembre 29, 2008

da qui

sessista

I collant

Sexyspot generation

Sessista e stereotipata: il Parlamento europeo boccia la pubblicità in tv. Ma il video italiano resta affollato di casalinghe felici e distinti manager di Gina Pavone

Le patate le comprano le donne!”. Il marketing televisivo le considera una merce di pertinenza femminile. Sarà forse l’ambiguo gioco di parole a incoraggiare i pubblicitari a puntare sulla specializzazione di genere, per spingere all’aquisto dei tuberi. Di fatto, in questo spot di successo, il sacchetto di patate alla fine vola addosso a un tizio frastornato, a bocca aperta: pare non abbia capito perché lui non va bene per sceglierle. Negli spot spopolano le immagini di belle casalinghe sorridenti tra distese di lenzuola bianchissime: un luogo comune impresso da anni nell’immaginario collettivo. Come l’uomo sempre impeccabile che guida compiaciuto auto potenti. Secondo il Parlamento europeo, però, questo modo di comunicare va superato. Così a settembre ha approvato a larga maggioranza una risoluzione per l’eliminazione degli stereotipi di genere nella pubblicità. Perché influiscono sulla società, sui rapporti tra le persone, non solo sui consumi. «La pubblicità e il marketing creano cultura anziché esserne semplicemente il riflesso», si legge nella relazione curata dall’europarlamentare svedese Eva-Britt Svensson. E contribuiscono al mantenimento delle disuguaglianze tra i generi: retribuzioni, professioni, ruoli di dirigenza, divisione dei lavori domestici. E se il marketing ha la sua responsabilità, da noi anche la tv deve entrarci qualcosa, con la questione dei ruoli. Leggi il seguito di questo post »

I diritti negati

novembre 28, 2008

Pare facile indignarsi per i bambini che muoiono di fame, di malattia, di dissenteria, mancanza di vaccinazioni ecc… se stanno a casa loro, nel Darfur o in qualche altra parte lontana, molto lontana dalla pasciuta casa nostra, e, mentre ci facciamo passare una fetta di pane per fare la scarpetta del sugo della domenica guardando il telegiornale, battiamo il pugno sul tavolo “perché non è possibile che nel terzo millennio si possa ancora morire di fame!” Quando invece quei bambini riescono a fuggire superando deserti e mare con le loro madri, o anche da soli e arrivano a toccare una terra nella quale hanno riposto tutte le loro speranza, allora diventano extracomunitari clandestini, pericolosi, da allontanare, allora non ci indigniamo se non contro il governo che non è capace di ributtarli a casa loro, “perché è lì che dovrebbero stare”. Facile essere democratici in teoria. La pratica dell’accoglienza invece richiede crescita sia come singoli che come collettività. Le ultime proposte di legge invece fanno pensare che il mondo sta di nuovo precipitando nel baratro di un razzismo cieco e sordo. Fermiamoli!


L’eterna lotta

novembre 27, 2008

da qui

Lessi il nome della rosa a quindici anni, come testo scolastico, fu una tragedia, la lettura forzata nonché antologica con salti di intere pagine, ne fece uno scempio che oltre a togliere il piacere alla lettura ne rese impossibile la comprensione.
Non amai questo libro se non tardi, e detestai il film da esso tratto, perché, come tutte le riduzioni cinematografiche, non ne rende appieno la complessità e tende ad una sconcertante semplificazione da grande testo sul mistero del linguaggio e del suo rapporto con la Verità a semplice giallo con soluzione finale. Banale. Il finale del film, al di la dell’aspetto mieloso dell’incontro del giovane Adso con la fanciulla amata, il quale deve scegliere fra lei e la vita consacrata alla Chiesa, e fra le lacrime sceglie la seconda (tertium non datur) ha anche il torto di non esistere nel libro che termina diversamente, non solo ma non v’è traccia di scelta fra i due nel libro visto che per Adso quello l’amore vissuto con la ragazza era un “cattivo amore”, un male da cui doveva tenersi comunque lontano.
Se poi si volesse considerare il film senza confrontarlo con il libro allora le cose non cambierebbero, almeno per me, visto il perdurare ancora nel 2008 di una misoginia palese nella chiesa cattolica dove la donna non ha altra funzione nella società che la maternità. Insomma la donna, dall’immagine biblica dell’Edin soffre il peso di una colpa mai commessa, vero capro espiatorio del male del mondo, e quel libro e quel film non fanno che sottolineare l’odio a cui per secoli fu, ed è ancora sottoposta, l’altra metà del cielo.

Ancora su Roberto Saviano

novembre 26, 2008

Di Roberto Saviano si è detto tutto e, forse il contrario di tutto. Ciò che è certo è che ha scritto un libro di successo e che il successo per lui a differenza di altri (ma come per qualcuno), si è trasformato in una prigione blindata: vita sotto scorta, minacce, fine della libertà. Polemiche, è vero, non è vero fatto sta che se ne parla e si cerca di capire il fenomeno Saviano

IL 25 NOVEMBRE NON BASTA

GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

da qui

Di questi due  manifesti è stata chiesta la rimozione dalle strade di Milano con la scusa che offendeva la tradizione cristiana

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