Il poeta e la critica

dicembre 16, 2008

giacomo_leopardi_1

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La mia azione si svolge in Spagna, a Siviglia, al tempo piú pauroso dell’inquisizione quando ogni giorno nel paese ardevano i roghi per la gloria di Dio e

con grandiosi autodafé

si bruciavano gli eretici.

Oh, certo, non è cosí che Egli scenderà, secondo la Sua promessa, alla fine dei tempi, in tutta la gloria celeste, improvviso “come folgore che splende dall’Oriente all’Occidente”. No, Egli volle almeno per un istante visitare i Suoi figli proprio là dove avevano cominciato a crepitar i roghi degli eretici. Nell’immensa Sua misericordia, Egli passa ancora una volta fra gli uomini in quel medesimo aspetto umano col quale era passato per tre anni in mezzo agli uomini quindici secoli addietro. Egli scende verso le “vie roventi” della città meridionale, in cui appunto la vigilia soltanto, in un “grandioso autodafé”, alla presenza del re, della corte, dei cavalieri, dei cardinali e delle piú leggiadre dame di corte, davanti a tutto il popolo di Siviglia, il cardinale grande inquisitore aveva fatto bruciare in una volta, ad majorem Dei gloriam, quasi un centinaio di eretici. Egli è comparso in silenzio, inavvertitamente, ma ecco – cosa strana – tutti Lo riconoscono. Spiegare perché Lo riconoscano, potrebbe esser questo uno dei piú bei passi del poema. Leggi il seguito di questo post »

Libertà

dicembre 11, 2008

da qui

Letteratura e critica

dicembre 10, 2008

Non conosco le statistiche in merito ma credo che i lettori in Italia non siano poi una schiera tanto nutrita; se poi dalla categoria lettori passiamo a quella lettori di letteratura nelle sue dimensioni narrativo-poetiche e critico-linguistiche, i numeri inevitabilmente crollano. Eppure leggere critica insegna a leggere ed apprezzare l’arte letteraria, ce lo dice Linnio Accorroni e noi accogliamo entusiasti l’invito. Ma ho l’impressine che la gente preferisca “abboccare”  e sdilinquirsi con robetta così… una Lyala del 2000 ?

Il nostro è un mondo strano, sicuramente diverso dai mondi che ci hanno preceduto nelle epoche passate. Un tempo, infatti la gente si riconosceva in gran parte in valori condivisi, che creavano la storia, la comunità, il filo rosso attraverso cui si dipanava il vivere di tutti e di ciascuno. Oggi non è più così, per fortuna o per disgrazia, chissà. Oggi ciascuno deve cercare da solo, con fatica, spesso avendo prima fatto tabula rasa di tutto ciò che gli era stato insegnato, la radice presso cui trarre nutrimento alla vita. Oggi quando qualcuno trova la fonte è bello che la condivida con altri assetati

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente
e quello che oggi vale ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,
qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.

 

Per non dimenticare

dicembre 5, 2008

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