Paul Valéry e la forma della poesia

Rimanere pur sempre in gioco : nonostante Zenone

di Giuseppe Panella

(La prima parte dell’articolo è apparsa qui.)

Maria Teresa Giaveri traduce il celebre secondo emistichio del primo verso della strofa XXIV del Cimetière marin con bisogna tentare di vivere ! ; Manlio Dazzi, invece, volge lo stesso verso in Tentiamo di vivere ! ; Beniamino Dal Fabbro, ancora, spezza l’emistichio in due ulteriori tronconi con Bisogna tentare di vivere! Infine, Mario Tutino, nella sua traduzione del 1963, scrive: E di nuovo, la vita ! (34).

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Elogio della lentezza.

marzo 10, 2008

Paul Valéry e la forma della poesia

di Giuseppe Panella

La calma nell’azione. Come una cascata diventa nella caduta più lenta e sospesa, così il grande uomo d’azione suole agire con più calma di quanto il suo impetuoso desiderio facesse prevedere prima dell’azione»
(Fredrich Nietzsche, Umano, troppo umano, I)

1. La soluzione etica della poesia

Fedele ammiratore della snella levigatezza della danza, Valéry teme la fretta e la concitazione della corsa, ha timore della frenesia concatenata alla perdita di sensibilità del moto senza tregua.

Più che dal vuoto (1), appare atterrito dal movimento infinito e senza senso che incontra ad ogni pie’ sospinto: il rifiuto di “ogni prodigioso incremento di fatti e di ipotesi” (2) compare in quasi tutte le sue opere. Basteranno alcuni specimina a dimostrarlo:

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di Mauro Baldrati 

“Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiamo vissuto intensamente quanto quelli che crediamo di avere perduto senza viverli, i giorni trascorsi in compagnia di un libro molto caro”.
Sulla lettura nacque come introduzione alla versione francese di Sesame and Lilies di John Ruskin ed è, come tutti i prodotti della sua macchina di scrittura, strettamente legato all’intera opera di Marcel Proust. Quei “giorni che crediamo di avere perduto senza viverli” sono i giorni del narratore ragazzino della Ricerca, quando, a Combray, la macchina fonde immagini, suoni, colori, odori, solitudini, personaggi/maschere che si muovono nello scenario individuale dinamico – dinamico nell’ambiente collettivo bloccato – della casa di campagna. Qui, il narratore ragazzino che segue le scansioni rigide della famiglia ultraborghese, cerca di soddisfare la sua voracità di letture: e in questa prima parte del testo non è tanto importante il chi, ma il come, e il dove: i luoghi di lettura, la sala da pranzo, “su una sedia, accanto al debole fuoco di legna”, mentre arrivano i frequentatori della casa, come attori di una pièce che si esibiscono nelle loro performances: la cuoca, lo zio, la prozia, che il narratore/lettore ci descrive con la consueta ironia.

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di Renata Morresi

Tra “negro” e “moro” ce ne passa, mi diceva il traduttore, senza contare la differenza tra “la testa di” e la “testa di”, ch’è tutt’un’altra storia, convieni.

Io convengo, davvero, e m’interessano assai le dispute semantiche e lessicologiche, soprattutto in materia di “razza”. Tanto che a recensire il bel racconto di Daniel Picouly, Tête de nègre, da poco apparso in italiano per i tipi di Perrone, mi appassiono assai del rimuginio che ha lacerato il traduttore. Soprattutto quando lavora con una lingua che ha un’altra memoria della neritudine (senza g, già).

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di Santi Barbagallo

Una serie di fotografie in bianco e nero che il trascorrere degli anni ha lievemente ingiallito ritraggono una giovane donna nuda con un foglio di carta sul quale s’intravedono, scritti a mano, i versi di una poesia d’amore. Nella prima foto, la bella ragazza “di-corpo-vestita” (sic!) è in piedi, i capelli barboncinamente bioccoluti le nascondono il viso come nelle istantanee di una rivista di “cronaca amatoriale”, la mano sinistra è accostata cordialmente al pube mentre la destra mostra all’obiettivo la lettera d’amore con un bacio stampigliato sopra a mo’ di sensualissima firma.

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Sono state date dozzine di diverse interpretazioni di Microfilm
(http://tinyurl.com/yrv6cu), che costituisce – non esitiamo a dirlo –
il precipitato dell’esperienza poetica zanzottiana.

Partiamo da un dato incontestabile: Microfilm costituisce il punto di raccordo tra le due parti di Pasque (i dodici MISTERI DELLA PEDAGOGIA e altrettante PASQUE).

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Sono state date dozzine di diverse interpretazioni di Microfilm
(http://tinyurl.com/yrv6cu), che costituisce – non esitiamo a dirlo –
il precipitato dell’esperienza poetica zanzottiana.

Partiamo da un dato incontestabile: Microfilm costituisce il punto di raccordo tra le due parti di Pasque (i dodici MISTERI DELLA PEDAGOGIA e altrettante PASQUE).

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