Autostrada

ottobre 21, 2008

La strada, no di più, l’autostrada come metafora della vita, di quei momenti in cui la vita concede tregua e consente di viaggiare ad altre velocità. Un breve e intenso racconto in cui memoria e prospettiva s’incontrano, perché l’autostrada lega incipit e finis in un unico solco, mai univoco, sempre da scoprire.

E se…

ottobre 7, 2008

Il mondo come non è mai stato, il mondo come potrebbe essere “se”… Per immaginare e raccontare un mondo così ci vuole tutta la fantasia e l’arte di un grande narratore.

“Nono sono la decadenza, l’irrazionalità, la crudeltà, la corsa alla morte dell’arte e della letteratura che devono farci paura; sono la decadenza, l’irrazionalità, la crudeltà, la corsa alla morte che leggiamo continuamente nella vita degli uomini e dei popoli, e di cui l’arte e la letteratura ci possono far coscienti e forse immuni, ci possono indicare la trincea morale in cui difenderci, la breccia attraverso cui passare al contrattacco. Siamo in un’epoca d’allarme. Non scambiano la terribilità delle cose reali con la terribilità delle cose scritte, non dimentichiamo che è contro la realtà terribile che dobbiamo batterci anche giovandoci delle armi che la poesia terribile può darci”
(I.Calvino, Il midollo del leone in: Una pietra sopra, Mondadori, p.22)
Una lezione questa che pare incisa a fuoco nell’arte di Fabrizio Centofanti che non finisce di sorprenderci con la sua capacità di entrare nelle pieghe del reale con il talento del grande scrittore e la grazia dell’uomo che ama il mondo nonostante il mondo.

Le stelle brillano in cielo, una leggera brezza lambisce le fronde degli ulivi. Sono rimasto solo in casa, sulla terrazza che domina il giardino, immerso in un silenzio appena violato dal canto dei grilli. Amo l’estate. Mi ricorda la chiusura della scuola, quando ero libero, finalmente, di scorrazzare a piedi nudi in mezzo ai campi, e salire là sul poggio ad ammirare quel florilegio di colori. Poi c’erano i giorni di festa, le bancarelle, la banda, i giochi in piazza, i cantanti… Non odiavo la scuola, andavo anche bene. Ma detestavo le regole, i libri di testo, gli orari… Avrei preferito studiare all’aperto, con dei veri maestri, come accadeva ai tempi dell’antica Grecia. E invece mi toccò frequentare un modesto liceo di provincia, sotto la guida di docenti che ci imbottivano di nozioni e non mostravano alcun interesse al di là del loro ambito, ritenendo la conoscenza “acritica” della propria disciplina indispensabile per affrontare la vita. E in qualche modo erano convincenti: a differenza di tanti miei compagni che trascorrevano il pomeriggio al bar giocando a carte e sproloquiando di calcio, io preferivo chiudermi in casa, e accapigliarmi fino a sera con Tacito ed Euclide.

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Non sapevo nulla di loro. Anche se erano i miei genitori. Forse ciascuno di noi sa degli altri, anche delle persone più vicine, solo quel tanto che basta per tirare avanti. Piccole abitudini, gusti nel cibo, il colore degli occhi e i colori preferiti dei maglioni. Inezie che ci rivestono come uno strato di pelle morta, come un involucro di migliaia di cellule morte che ci rende opachi agli sguardi.
E forse è meglio così.

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Proprio quelli

febbraio 29, 2008

L’altro giorno sono andato a farmi un giro in centro. Mentre mi specchiavo in una vetrina, ho notato un paio di pantaloni in saldo e ho deciso di comprarmeli.
Sono entrato nel negozio e ho chiesto al commesso di farmeli provare.

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Trapezio e traversa

febbraio 23, 2008

l trapezio, aiutati col trapezio, sposta la coperta, tirami su, bene, adesso abbassiamo il letto, aggrappati al trapezio, piega le gambe, e uno e due tre, suuu!, ora rialziamo il letto, ti sistemo il cuscino, poi guardiamo la flebo, il vicino cosa dice?, parla con la donna che gli passa la notte, che ore sono?
quasi mezzanotte

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